La sua presenza è garanzia di simpatia e spettacolo. Massimo Ferrero ha dominato la scena come un navigato show-man e ha deliziato il pubblico presente presso il centro commerciale "La Cartiera", dove ha presentato il suo libro il cui titolo, "Una vita al Massimo", è la sintesi perfetta del percorso compiuto finora dal presidente della Sampdoria, personaggio poliedrico e capace di svariare tra cinema e sport sempre col sorriso stampato sul volto. Ferrero ha invitato tutti ad acquistare la sua opera, scritta in collaborazione con il giornalista di Sky Alessandro Alciato, e ha sottolineato l'intento benefico dell'iniziativa, i cui proventi saranno destinati in beneficenza all'ospedale Bambin Gesù di Roma e al Gaslini di Genova. Il libro è composto da una serie di microstorie che fanno riferimento perlopiù all'infanzia e all'adolescenza di Ferrero, mentre la seconda parte è dedicata alla sua avventura da presidente del club blucerchiato. L'occasione è stata ghiotta per approfondire alcune tematiche di stampo soprattutto calcistico e Ferrero non si è sottratto alle domande, spesso scomode, degli ospiti in sala, svelando alcuni retroscena relativi all'ormai celeberrimo affare Soriano, sfumato in extremis a causa di un ritardo nell'invio della documentazione contrattuale da parte dei dirigenti del Napoli: «Negli ultimi otto minuti del calciomercato ho firmato più di dieci contratti - ha spiegato il patron della Samp -. Da parte mia l'ok era arrivato oltre mezz'ora prima dell'orario di chiusura delle trattative, ma evidentemente il Napoli non era così interessato all'acquisto del ragazzo e ha perso tempo. Sono ben lieto di aver trattenuto in squadra un giocatore che da tempo milita in Nazionale, al pari di Eder, per il quale ho resistito all'assalto dell'Inter. Non credo che a gennaio lo cederò al Napoli, a meno che nelle mie casse non sia versata l'intera clausola rescissoria del valore di 15 milioni. L'affare comprendeva anche l'arrivo di Zuniga oltre ad un conguaglio economico, ma faremo un altro tentativo a gennaio per portare il colombiano a Genova». Prodigo di elogi nei confronti della città di Napoli e della tifoseria partenopea, Ferrero ha svelato di essere stato vicino per ben due volte ad acquisire il titolo sportivo di un club campano: «Sono stato contattato dall'allora sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, in merito alla possibilità di rilevare la Salernitana e riportarla in alto, ma ho declinato l'offerta perché a quei tempi il calcio non era tra le mie priorità. Negli anni a seguire ho cambiato idea e ho anche effettuato un tentativo di acquisizione del titolo del Napoli, al pari di Zamparini, ma De Laurentiis ha presentato un'offerta importante ed io per correttezza ho deciso di defilarmi. Anche la Lazio e il Bologna potevano diventare di mia proprietà, ma per svariati motivi l'affare non si è concretizzato». Il Napoli sogna il tricolore e Ferrero profetizza un'annata ancora ricca di soddisfazioni per i colori azzurri: «Non mi va di sbilanciarmi in pronostici - ha affermato il mattatore della serata -, ma, sebbene il mio cuore sia giallorosso, ritengo che il Napoli possa disporre di un organico importante e di un allenatore eccellente. Se terrà alta la concentrazione durante l'intero campionato e crederà fermamente all'obiettivo prefissato, credo che il club partenopeo possa arrivare molto lontano. In estate ero affascinato dal profilo di Sarri ed ho difeso De Laurentiis quando è stato subissato dalle critiche per aver puntato su un tecnico apparentemente provinciale. Ho sondato anche Paulo Sousa, ma alla fine ho scelto Zenga in quanto conosceva già bene la piazza genovese. In realtà, la mia mente è stata sempre rivolta verso Montella, inseguito a lungo e corteggiato per cinque estenuanti giorni. Credo che un ottimo allenatore sia equivalente ad un bravo regista, a conferma del parallelismo che lega calcio e cinema. Sono una persona ambiziosa, ho vinto un Oscar a 30 anni e voglio togliermi qualche sfizio anche nello sport». La chiosa del patron blucerchiato è dedicata ai valori che da sempre intende portare avanti in un calcio sempre più improntato sul denaro: «Ho fondato il 'Next Generation Sampdoria' per cercare di dare una chance di emergere a tanti giovani talenti e creare un vivaio capace di sfornare futuri campioni. Ho finanziato personalmente l'iscrizione alle scuole calcio ai ragazzi provenienti dalle famiglie meno abbienti e a Bogliasco sto costruendo un centro sportivo dotato di strutture all'avanguardia per essere al passo con i grandi club europei. In Lega mi sto battendo per la dignità delle squadre cosiddette 'minori' e voglio far rivivere nei tifosi il desiderio di trascorrere le domeniche allo stadio. Il calcio non deve generare attriti, ma deve rappresentare un grande elemento di coesione tra i popoli».