Gli ormai celebri box di piazza Schettini, seppur abbattuti da un paio di mesi, hanno portato con sé anche un annosa pendenza legale per cui ora il Comune di Pompei dovrà riconoscere 45mila ad un edicolante. Sfrattato nel 2009 dal suo chiosco a palazzo De Fusco, sede del municipio, il commerciante finì per essere 'deportato' pochi metri più in là, all'interno di una delle casette di legno della 'piazza fantasma'.
Giuseppe Artuso, questo il nome del giornalaio, fu costretto ad abbassare la serranda nel 2015, dopo che il cambio di locazione finì per penalizzare in modo significativo le vendite ed esporre l'attività a numerosi reati di tipo predatorio, malgrado la prossimità del comando dei vigili urbani. Essendo inoltre il box sprovvisto di bagno, inoltre, l'uomo fu costretto ad assumere un subalterno solo per potersi avvalere di tanto in tanto durante la giornata di servizi igienici.
Un provvedimento, quello adottato dieci anni fa dall'amministrazione D'Alessio, riconosciuto come non congruo in sede di processo civile dal giudice del Tribunale di Torre Annunziata Maria Giugliano. L'Ente è stato infatti condannato ad un risarcimento in favore di Artuso di 45mila euro. Il Comune, al tempo, non ritenne opportuno costituirsi parte civile. Ora il sindaco Pietro Amitrano dovrà decidere se pagare o impugnare il provvedimento in secondo grado.
Sta di fatto che ancora una volta i box, opera simbolo del fallimento gestionale delle precedenti amministrazioni, finiranno per fornire un lampante esempio di come la loro realizzazione abbia rappresentato una sciagura economica per le casse pubbliche. E inevitabilmente a pagare il conto più salato sono poi stati gli stessi cittadini - o in questo caso commercianti - pompeiani.
Il tecnico gialloblù presenta la sfida contro la capolista: «Squadra di categoria superiore». Out Pierobon, Zeroli salta il match, Leone in dubbio. Poi il commento amaro sull’eliminazione dell’Italia.