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Pompei - Chiusa l'indagine 'Terra Santa', partiti gli avvisi di garanzia

In tutto sono 35 gli indagati. A chiarire la loro posizione dovranno essere soprattutto i politici.

tempo di lettura: 2 min
di Maria Fusco
03/10/2015 17:05:39
Pompei - Chiusa l'indagine 'Terra Santa', partiti gli avvisi di garanzia

Nuovi sviluppi nell’inchiesta giudiziaria “Terra Santa” che ha trascinato il cimitero cittadino nello scandalo delle presunte esumazioni illegali, per favorire amici e parenti “cari” ad alcuni amministratori pompeiani. Tra gli indagati c’è anche Attilio Malafronte, da pochi giorni passato dalla minoranza alla maggioranza consiliare. Gli agenti del commissariato di PS di Pompei, agli ordini del vice questore aggiunto Mariarosaria Romano, gli hanno notificato l’atto della chiusura delle indagini dell’operazione “Terra Santa” avviata dal pubblico ministero Rosa Annunziata della Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Oltre a Malafronte, anche altre 34 persone (tra le quali Claudio D’Alessio, ex sindaco di Pompei) hanno ricevuto l’avviso finale lo scorso 1 ottobre, data a partire dalla quale avranno 20 giorni di tempo per presentare le memorie difensive, chiedere di rilasciare delle dichiarazioni oppure essere interrogati dal pm. Il membro della maggioranza consiliare, colui che ha salvato in extremis il sindaco Ferdinando Uliano dalla sfiducia (che si era concretizzata in un documento a 9 firme, tra le quali c’era anche quella di Malafronte che ha fatto poi dietrofront) dovrà dunque fare i conti con gli sviluppi futuri della vicenda giudiziaria in argomento. Grazie all’inchiesta “Terra Santa” condotta dalla Polizia di Stato sono emersi fatti gravissimi, raccapriccianti. Accadeva davvero di tutto tra le mura del camposanto. Esumazioni illegali, effettuate prima del tempo (cioè dei 10 anni previsti dal regolamento adottato dal Comune di Pompei) per favorire parenti e amici vicini a politici locali. Ma c’è dell’altro ancora. Vendita di loculi, con falsi contratti di concessione. Corpi disseppelliti senza il consenso delle famiglie. Mancanza delle autorizzazioni sanitarie necessarie a procedere alle esumazioni. Una sorta di “inchiesta degli orrori” che ha toccato l’apice con il racconto di un interratore dal quale è emerso che i resti mortali di un neonato sono stati addirittura chiusi in una scatola di latta, una di quelle che contengono i biscotti. Con la fine delle indagini, lo scorso 1 ottobre, la parola passa all’impianto accusatorio in sede processuale.

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