A corredo della presentazione del libro “Il Romanzo del Grande Napoli” scritto da Giampaolo Materazzo e Dario Sarnataro per la Newton Compton, uno dei principali protagonisti dei trionfi del club partenopeo a cavallo tra gli anni 80 e 90, Antonio Careca, nella cornice del centro commerciale “La Cartiera” ha rievocato la sua avventura con la maglia azzurra e la sua intesa straordinaria con Maradona, soffermandosi anche sul Napoli attuale, pronto, a suo dire, a rinverdire i fasti di un passato lontano ormai più di due decenni. Il fuoriclasse carioca, artefice della conquista della Coppa Uefa del 1988 e dello scudetto del 1990, è apparso in forma smagliante a dispetto dei 55 anni compiuti a ottobre ed ha ripescato dall'album dei ricordi gli aneddoti più rappresentativi della sua splendida esperienza partenopea: «Sono molto felice di tornare a Napoli perché questa città trasmette un'allegria contagiosa - ha ammesso Careca -. Ho desiderato ardentemente giocare con la maglia azzurra per poter affiancare un Dio del calcio del calibro di Maradona e mi sono divertito tantissimo insieme a tutti i napoletani che gremivano il San Paolo ogni domenica, facendomi capire cosa significhi giocare in dodici. Devo tutto a mio padre, il cui esempio è stato per me un punto di riferimento costante per la carriera. Sono certo però di avergli regalato tante gioie ed oggi che non c'è più so di averlo reso fiero di me. Ho vissuto a Napoli per sei anni con la mia famiglia e le vittorie passano persino in secondo piano rispetto alla quantità di ricordi, di amici e di affetti che mi legano a questo splendido popolo a cui sarò sempre grato. Napoli è nel mio cuore». Eppure Careca, prima di firmare per il club partenopeo nel lontano 30 aprile 1987, ha rischiato di approdare in altri lidi: «Junior, mio compagno in nazionale, mi aveva parlato bene del Torino e la trattativa era pressoché conclusa, ma Moggi, che all'epoca era il ds granata, mi rivelò che stava per trasferirsi al Napoli e che avrebbe gradito portarmi con sé. Ammetto di aver ricevuto un bel regalo. Ho giocato fino al 1999 e ho disputato la mia gara di addio al calcio al San Paolo. Oggi peso 82 kg, ma quando ne pesavo 79 ho tentato l'avventura in Giappone. Se magari potessi disporre di un paio di ginocchia nuove, una ventina di minuti a partita li giocherei ancora molto volentieri». Con la maglia del Napoli il brasiliano ha messo a segno 73 reti in gare ufficiali, un bottino davvero invidiabile, ma due gol gli sono rimasti nel cuore: «In occasione della finale di coppa Uefa a Stoccarda avevo la febbre alta e i medici mi sconsigliavano di giocare, ma io non ho mai avuto dubbi circa la mia presenza in campo quella sera. Quando Maradona mi servì l'assist e vidi il portiere uscire nel tentativo di anticiparmi, lo scavalcai con un pallonetto e misi a segno il gol forse più importante della mia carriera. In quella circostanza ho capito che San Gennaro esiste davvero. Anche la rete realizzata a Bologna nel match che di fatto ci consegnò lo scudetto del '90 fu spettacolare per il controllo di palla e per l'esecuzione. Mi sa che la cura a base di spaghetti con le vongole abbia avuto effetti sbalorditivi su di me - ha scherzato Careca -. Con Diego in squadra è più facile vincere, ma il collettivo è fondamentale per consentire ai giocatore di maggior talento di rendere al massimo. Noi potevamo disporre di tanti elementi di assoluto valore, che sapevano anche leggere le partite e fare gruppo per ambire sempre al massimo traguardo. Il segreto delle vittorie d quegli anni consiste proprio nella coesione che ci ha permesso di raggiungere i nostri obiettivi partita dopo partita». L'amicizia con Maradona è rimasta intatta col passare degli anni e non è stata minata neppure dal brutto scherzo, raccontato nel 2004 da Diego, relativo all'ottavo di finale dei Mondiali in Italia nel '90 tra Argentina e Brasile: «Con Diego ogni momento era speciale, trascorrevamo insieme giornate fantastiche e tutti i giovedì ci radunavamo a casa sua per la grigliata. È stato il calciatore più forte con cui io abbia mai giocato e la nostra intesa era perfetta sia dentro che fuori dal terreno di gioco. Quando ha raccontato la storia del sonnifero nella borraccia da cui beveva il mio compagno Branco ho ripensato a quella partita ed ho capito il motivo del calo fisico dei miei compagni nel secondo tempo, ma di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e l'ho perdonato senza nemmeno discuterne. L'eredità lasciata da Maradona è stato un fardello pesantissimo per tutti noi. Zola ha preso il suo posto e, sebbene sia stato un calciatore dal talento purissimo, ha pagato il confronto col suo predecessore. Diego è inimitabile, ogni suo tocco di palla è uno spettacolo». La straordinaria scalata compiuta oggi dal Napoli di Sarri, capace di conquistare il primato in classifica lunedì scorso al termine di un match al cardiopalma contro l'Inter, rende inevitabile il confronto con la squadra che 25 anni fa fece sognare ad occhi aperti i tifosi partenopei. Careca non si è sbilanciato in merito alle prospettive future del Napoli attuale ed ha messo in evidenza le difficoltà crescenti a cui andrà incontro la squadra di Sarri ora che ormai ha iniziato a spiccare il volo: «Spero che questo sia l'anno buono per la conquista del terzo scudetto - ha affermato l'ex attaccante carioca -, ma la strada da percorrere è ancora lunga e ricca di insidie. Quando si raggiunge la vetta della classifica, occorrono personalità e carattere per tenere testa alle rivali che hanno una preda da inseguire e non molleranno facilmente. Ogni avversario d'ora in poi giocherà col coltello fra i denti e sarà necessario affrontare ogni gara come se fosse l'ultima, evitando passi falsi e cercando di acquisire consapevolezza e fiducia nei propri mezzi col passare delle settimane. Credo che comunque Sarri sappia come motivare i ragazzi e mi sembra che il gruppo sia molto affiato, pertanto spero che sia l'anno buono per far tornare a sognare questo splendido pubblico. Higuain come me? Non amo i confronti, pertanto spero solo che continui a segnare perché il Napoli ha bisogno dei suoi gol per provare a vincere questo scudetto».