Cia' wagliò. Salutaci Massimo.
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Pino Daniele
Il cuore malandato di Pino Daniele ha ceduto due giorni fa, lasciando tutti increduli e sgomenti. Non bisognava essere per forza un suo accanito fan per apprezzarne le qualità artistiche. La sua anima blues ha incantato il mondo, le sue canzoni erano pura poesia. Un artista mai appagato. Sempre alla ricerca di nuovi suoni, di nuovi arrangiamenti. Studiava, tanto, Pino. E la sua carriera lo dimostra. Gli inizi "napulegni" , un pò viscerali ,forse, ma già estremamente originali e di altissima qualità; con gli anni comincia il perfezionamento degli arrangiamenti; infine l'ultimo periodo, quello delle sperimentazioni, magari non tutte riuscitissime. Pino Daniele e la sua chitarra: da lì nasceva tutto, da lì è nato tutto quello che lo ha consacrato nel mondo. Quasi non esisteva senza la sua chitarra, come se si sentisse incompleto. Presenza costante la sua Napoli: un rapporto di amore e odio, complicato, come complicati sono tutti i grandi amori.
Dal canto suo Napoli lo amava senza riserve, attribuendogli quella "sacralità" che ha riservato e riserva ai mostri sacri della sua storia. E la reazione della città, dei napoletani , alla notizia della sua scomparsa ne è stato un chiaro esempio.
Raccontare cosa è successo davvero in questi due giorni è difficile. La voglia di tutti di salutarlo nella sua città era forte. La scelta della famiglia di far celebrare i funerali a Roma ha creato una lunga scia di polemiche chiuse solo nel tardo pomeriggio di ieri con la decisione di celebrare due riti, prima a Roma, poi a Napoli. Tutti, mossi dal grande affetto per il cantautore, hanno espresso il proprio parere, pochi, forse, hanno capito che quella scelta, anche se non compresa o condivisa, andava semplicemente rispettata. In modo del tutto naturale la sera dell'Epifania Piazza del Plebiscito si è riempita di 100mila persone per un flash mob organizzato in rete. E l'amore per lui si sprigionava da ogni angolo di quella piazza strapiena che cantava, commossa, le sue canzoni. Anche il mondo del calcio ha sentito il bisogno di salutarlo. A Cesena giocava il Napoli, col lutto al braccio. Dagli altoparlanti sono partite le note dei suoi più grandi successi. Lo stesso è avvenuto al Marassi di Genova. Anche a Castellammare la Juve Stabia ha voluto ricordarlo prima della partita e durante l'intervallo. E la curva San Marco, nel corso del secondo tempo, ha esposto un lungo striscione: "Dove ti Potrò baciare..nel traffico di Castellammare. Ciao maestro", in ricordo di quella canzone "che soddisfazione", che citava proprio la città delle acque.
La lunga giornata dell'addio è cominciata a Roma, al santuario del Divino Amore. Tanti gli amici famosi giunti per salutarlo: tra gli altri Francesco Renga, Venditti, Gigi Proietti, Lisa Sastri, Nino d'Angelo, Jovanotti: "Con Pino mi accadeva un fenomeno inspiegabile, dopo qualche minuto che stavo con lui mi veniva un accento un po' napoletano. Sul serio - racconta Jovanotti in un toccante post pubblicato su Facebook - se ci passavo una giornata poi a fine cena mi ritrovavo a usare espressioni tipo "uè" o perfino "guagliò". Era un influsso che lui aveva, "pinodanielizzava" l'atmosfera. Lo faceva con la musica ma se ci penso bene lo faceva proprio con tutto se stesso che era tutto un se stesso fatto solo di musica". Tanta la gente comune che aspettava fuori che è esplosa in un caloroso applauso all'uscita del feretro intonando Napul è. In serata la cerimonia a Napoli, in piazza del Plebiscito, l'unica in grado di poter contenere le oltre 50mila persone presenti. A presenziare, il cardinale Crescenzo Sepe. Napoli lo abbraccia per l'ultima volta. Quella Napoli che lo ricorderà con lo stesso affetto e la stessa dolce malinconia con cui ricorda Eduardo, Totò, Troisi. Già, Troisi, quel grande amico perso troppo presto con cui aveva composto quei capolavori di "quando" o "o saje comm fa o cor" e a cui aveva regalato le colonne sonore dei film che fecero diventare l'attore di San Giorgio a Cremano, appunto, Massimo Troisi.
Il vuoto che lascia a tutti noi è di quelli impossibili da colmare. Possiamo dirlo senza esagerare: Pino Daniele è stato una leggenda. E si sa, le leggende non muoiono mai. Cia' wagliò. Salutaci Massimo.