Ieri sera, a Villa Fondi, la presentazione del documentario dedicato al bombardamento del 1937, in piena guerra spagnola, da parte dell'aeronautica italiana, nei confronti della scuola sita sulla spiaggi di Barceloneta
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Ci sono pagine della storia contemporanea che, molti, vorrebbero dimenticare , nascondere tra polverosi archivi del passato. Una di queste storie dimenticate è quella che riguarda il bombardamento che, nel 1937, durante la guerra civile spagnola, ha colpito la scuola, per bambini con problemi respiratori, ispirata al Modello Montessori, sita sulla spiaggia di Barceloneta, a Barcellona .L'operazione fu condotta dall'aeronautica italiana, in soccorso di Franco , durante la guerra civile spagnola. A ricordare la strage dimenticata , la realizzazione di un documentario, dal titolo "Han bomardejat una escola!" . "Un errore" dicono alcuni ex alunni, intervistati nel documentario, ma i documenti dell'epoca e, in particolare i diari di Ciano, fanno chiaro riferimento alla necessità di bombardare i centri abitati, scuole comprese contravvenendo i trattati internazionali del 1927.
A presentare il documentario, in prima nazionale, Ida Mauro, docente all'Università di Barcellona, dove vive, e membro dell'associazione Altraitalia e il professor Geppino Aragno, docente di Storia all'Università Federico II che ha ricordato come la scuola possa essere bombardata in molti modi: attraverso le azioni militari, ma anche attraverso le riforme : "Noi non bombardiamo la scuola con le armi, ma lo facciamo con le riforme", ha dichiarato il professor Aragno. Moderatore della serata Antonio D'Aniello. La vicenda, per troppi anni, vissuta nel silenzio, è divenuta anche l'occasione per parlare del ruolo della Storia: "Una scuola libera è quella in cui l'insegnamento della Storia forma i cittadini", ha continuato lo storico che ha sottolineato come, oggi, non esista più una visione manichea del "Bene" o del "Male" , quella visione che faceva sì che fosse opinione diffusa che la guerra fosse da condannare, che l'antifascismo, si traducesse , in armi, nella guerra partigiana. Oggi, ha ricordato il professore, la guerra è giustificata con espressioni del tipo "esportazione della libertà".
Che il conflitto bellico, in qualsiasi sua forma, fosse da evitare , era chiaro ad Ada Grossi, una donna napoletana la cui vita ha poco da invidiare ad una trama di un film. Lei e la sua famiglia rappresentano il volto buono dell'Italia, all'interno della tragedia della guerra civile spagnola. Ada Grossi nacque nel 1917 in una famiglia borghese napoletana, accorsa in Spagna, dopo essere stata costretta all'esilio in Argentina, per accorrere in aiuto della popolazione spagnola durante la guerra civile. Appena varcati i Pirenei, la famiglia Grossi, si prodigò come poté : parte della famiglia- i fratelli- si arruolarono nell'esercito spagnolo come telegrafisti; Ada e il padre fondarono una radio con cui diffondere notizie in merito al progredire della guerra. Costretti a scappare in Francia ,a causa dell'avanzata franchista, furono detenuti presso un campo di prigionia ; il solo a sfuggirvi fu Renato, uno dei fratelli di Ada, costretto ad un destino peggiore: fu ricoverato in manicomio a causa di un tracollo nervoso e sottoposto a cure sperimentali che lo costrinsero allo stato vegetativo per il resto della vita. Obbligata a consegnarsi al governo fascista, la famiglia Grossi sarà destinata a sopportare la prigionia presso Poggioreale.
Un sacrificio troppo spesso dimenticato, quello della famiglia Grossi, conosciuto da pochi, ignoto, per lungo tempo, allo stesso professor Aragno, che ha ricordato come la nostra Repubblica si fondi sulla classe dirigenziale fascista, quella stessa che costrinse all'esilio l'avvocato Grossi e che, lo stesso ,ritrovò all'interno dei tribunali dopo la guerra. Sopravvive, invece il sogno della "scuola sul mare", vissuta in clandestinità fino al 1975 e che oggi opera nella zona del Guinardo perché nessuno può piegare la forza dell'insegnamento.