In corso la raccolta di vestiti usati che saranno venduti in occasione del “ Musik Market”.
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E’ inutile dirlo: la vita di una donna non è facile. Si è oggetto dei desideri più animaleschi, quelli più bassi. Poche sono le bambine a cui viene insegnato l’amore verso se stesse; ancora meno le famiglie in cui i membri maschi, hanno la possibilità di sperimentare il rispetto verso le donne e ancora più sporadici i casi in cui una bambina possa imparare quanto valga e che un uomo possa essere conquistato con la propria intelligenza e capacità e non solo assecondandolo nei suoi bisogni fisiologici. Sopravvivono ancora antichi e mortificanti pregiudizi e l’equivalenza “vestiti provocanti- preda gustosa e servita sul piatto d’oro”, è presto fatta . Una preda da conquistare con la forza bruta, a discapito della sua dignità e ledendo la sua sfera più intima e riservata con il più atroce dei soprusi : la violenza carnale. Davanti a questo dilagante malcostume, un movimento spontaneo: “No alla violenza di strada”, ha organizzato un evento dal titolo “il mio abbigliamento non è un invito alla molestia” per la raccolta di abiti usati e la successiva vendita in occasione del prossimo “Musik Market” che si svolgerà a Piano di Sorrento, a Piazza Mercato, il prossimo 20 Settembre. Il punto di raccolta è stato istituito presso Piazza Angelina Lauro, a Sorrento.
Un’iniziativa lodevole, quanto mai necessaria dopo che la penisola sorrentina è stata scossa dallo stupro, in una delle sue più rinomate discoteche, perpetrato ai danni di una turista americana, ma che ben poco può quando si fanno i conti con una Giurisprudenza maschilista e gretta che processa la donna-vittima e la sua vita. Clamorosa la sentenza emessa in data 4/3/2015 dalla Corte di Appello di Firenze e ,che nell’assolvere i colpevoli di un caso di violenza di gruppo ,passato agli onori dei media come “Il caso della Fortezza da Basso”, ha dimostrato ancora una volta l’inefficacia della Magistratura italiana che si è prodigata nel portare avanti un processo alla vittima, descritta come ubriaca, volenterosa di avere rapporti con quello che si sarebbe mostrato uno dei suoi carnefici, bugiarda (la sua versione sarebbe stata “affetta da 29 menzogne” pedissequamente elencate), per poi descrivere le sue abitudini sessuali e se è vero che un certo amor proprio e rispetto verso il proprio corpo, dovrebbe guidare sempre la condotta di ogni donna, in un mondo in cui non c’è margine di errore per lei, è altrettanto vero che esiste un principio, costituzionalmente garantito, spesso bistrattato e declinato nei più disparati modi: il diritto alla libertà di espressione che passa anche attraverso la possibilità di esprimersi liberamente dal punto di vista sessuale e dell’abbigliamento e se è vero che, per dirla con le parole del giurista Nino, non sia pensabile la “insularità del Diritto” nelle sue giustificazioni, non è pensabile fare nemmeno della morale il criterio discriminante delle decisioni della Magistratura.