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Omicidio Di Martino a Pimonte, l'ombra di una faida sui Monti Lattari: le tensioni interne e il delitto Zurlo

Francesco Di Martino, 65 anni, è stato ucciso ieri nella sua proprietà di via Gesinella. L'agguato potrebbe inserirsi in una spirale di contrasti tra diversi rami del clan Afeltra-Di Martino, riaccesa dopo l'omicidio di Raffaele Afeltra. Sullo sfondo il delitto di Carmine Zurlo e le tensioni per la gestione degli affari criminali.

tempo di lettura: 5 min
31/10/2026 09:23:50
Omicidio Di Martino a Pimonte, l'ombra di una faida sui Monti Lattari: le tensioni interne e il delitto Zurlo

Un agguato che riporta i Monti Lattari al centro delle dinamiche criminali della provincia di Napoli. L'uccisione di Francesco Di Martino, 65 anni, avvenuta nella mattinata del 30 ottobre a Pimonte, potrebbe rappresentare un nuovo capitolo di una faida maturata all'interno degli ambienti camorristici del territorio. È questa la pista approfondita da Metropolis, che collega l'omicidio alle tensioni tra diversi rami della famiglia Afeltra-Di Martino e a una lunga sequenza di delitti rimasti al centro delle indagini antimafia.
Di Martino, conosciuto negli ambienti criminali come «Zi Ciccio», è stato trovato senza vita nella sua proprietà di via Gesinella, all'interno di una stalla. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato raggiunto da colpi di fucile mentre si occupava degli animali. Sul caso indagano i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli.

Due omicidi in due mesi: prima Afeltra, poi Di Martino
Il delitto di Francesco Di Martino arriva a circa due mesi dall'uccisione del cugino Raffaele Afeltra, assassinato il 30 agosto a Pimonte, in località Zappino, mentre usciva da un terreno di sua proprietà.
Anche in quel caso, secondo le ricostruzioni investigative, furono utilizzate armi da fuoco e l'agguato ebbe caratteristiche di un'esecuzione pianificata.
La vicinanza temporale e geografica dei due omicidi rappresenta uno degli elementi che alimentano l'ipotesi di una nuova fase di tensione criminale nell'area. Gli investigatori stanno cercando di comprendere se i due delitti siano collegati e se dietro gli agguati possa esserci una ridefinizione degli equilibri interni al gruppo.

Il precedente delitto di Carmine Zurlo e i 130mila euro
Uno dei passaggi più delicati della ricostruzione riguarda l'omicidio di Carmine Zurlo, 33 anni, nipote di Francesco Di Martino, ucciso il 14 marzo 2022 a Gragnano. Il corpo della vittima fu successivamente fatto sparire.
Secondo quanto riportato da Metropolis, l'Antimafia ritiene che Di Martino fosse presente al momento del delitto, per il quale risultava indagato a piede libero. La vicenda avrebbe segnato una frattura nei rapporti tra zio e nipote, maturata in un contesto di contrasti e tensioni interne.
Zurlo, secondo la ricostruzione investigativa citata dal quotidiano, sarebbe diventato il referente sul territorio di Raffaele Afeltra dopo l'arresto di quest'ultimo nell'ambito dell'inchiesta Olimpo. Si sarebbe occupato della riscossione delle estorsioni e della contabilità del gruppo.
L'Antimafia sostiene che il giovane sarebbe stato ucciso perché sospettato di aver sottratto circa 130mila euro dalla cassa del clan. Nei mesi scorsi sono stati arrestati due presunti esecutori del delitto, Antonio Chierchia e Raffaele Scarfato, entrambi indicati come imparentati con Afeltra.

La morte di Filippo Sabatino e i vecchi contrasti
Un altro episodio che torna nella ricostruzione è l'omicidio di Filippo Sabatino, avvenuto l'8 maggio 2018 proprio in via Gesinella, a Pimonte.
Sabatino era considerato l'autista di Francesco Di Martino e fu ucciso in un agguato nel quale, secondo quanto riportato da Metropolis, anche Di Martino si trovava nell'auto fino a pochi minuti prima.
Il delitto si inseriva in un quadro di contrasti legati alla spartizione delle estorsioni sul territorio. Secondo la ricostruzione antimafia citata dal quotidiano, Di Martino avrebbe avuto rapporti conflittuali con il gruppo Gentile di Agerola, vicino per legami familiari a Raffaele Afeltra.
Negli anni successivi, l'arresto di Afeltra e l'ascesa di Zurlo come referente operativo avrebbero contribuito a modificare gli equilibri interni. La successione di questi episodi è oggi al vaglio degli investigatori per comprendere se l'omicidio di Di Martino sia maturato proprio in questo contesto.

Il clan Afeltra-Di Martino e la vecchia faida
Francesco Di Martino è stato indicato dagli investigatori come uno dei fondatori del gruppo Afeltra-Di Martino, nato negli anni Novanta insieme a Raffaele Afeltra e a Leonardo Di Martino, conosciuto come «'o Lione».
La consorteria criminale si è sviluppata nel contesto delle vecchie faide tra il clan D'Alessandro di Castellammare di Stabia e il gruppo degli scissionisti guidato da Mario Umberto Imparato. Nel corso degli anni, secondo le ricostruzioni investigative, il gruppo avrebbe consolidato la propria presenza nei territori dei Monti Lattari attraverso il narcotraffico e le estorsioni.
Leonardo Di Martino, indicato come figura di vertice del gruppo, sta scontando una lunga condanna per droga e associazione mafiosa agli arresti domiciliari fuori regione.
La morte di due esponenti storici della consorteria in un arco di tempo così ristretto apre ora interrogativi sulla tenuta degli equilibri criminali e sulle possibili conseguenze per il controllo delle attività illecite nell'area.

Nel 2022 il timore di un agguato e l'arresto
Metropolis ricostruisce anche un episodio del luglio 2022, quando Di Martino fu arrestato dopo che, durante una perquisizione, gli investigatori avevano trovato nella sua abitazione una pistola.
Secondo il quotidiano, in quel periodo l'uomo avrebbe temuto per la propria incolumità, anche in relazione al delitto di Carmine Zurlo. Un elemento che, nella ricostruzione investigativa, restituisce il clima di tensione già presente da anni nell'area.
Il 65enne era inoltre indagato per l'omicidio del nipote. La sua posizione giudiziaria e i rapporti con gli altri esponenti del gruppo costituiscono aspetti che gli investigatori potrebbero approfondire per delineare il movente dell'agguato.

La sorveglianza speciale e gli interrogativi sul movente
Un ulteriore elemento segnalato da Metropolis riguarda la richiesta di sorveglianza speciale avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia nei confronti di Di Martino. Secondo il quotidiano, il Tribunale di sorveglianza avrebbe respinto l'istanza circa venti giorni prima dell'omicidio.
La circostanza si aggiunge al quadro di una vittima che, secondo le ricostruzioni giornalistiche, viveva in un contesto di forte tensione e avrebbe adottato precauzioni per la propria sicurezza.
Resta tuttavia da chiarire chi abbia organizzato e materialmente eseguito l'agguato, quali siano stati i mandanti e se l'omicidio sia effettivamente collegato alla morte di Raffaele Afeltra o alle vicende interne al clan.

Gli investigatori stanno lavorando per ricostruire la dinamica del delitto, analizzare eventuali immagini di videosorveglianza e verificare i rapporti tra i protagonisti delle precedenti vicende criminali.
L'ipotesi di una nuova faida sui Monti Lattari resta al momento una pista investigativa. Saranno gli accertamenti della DDA a stabilire se l'uccisione di Francesco Di Martino sia il risultato di una resa dei conti interna o se dietro l'agguato si nascondano altre motivazioni.

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