Una sfortunata Poiana (Buteo buteo) era stata impallinata nella frazione di Torca (Massa Lubrense) e recuperata dai volontari del WWF Terre del Tirreno. Dopo una lunga degenza al Centro Recupero Fauna Selvatica il Frullone di Napoli, per un complesso intervento chirurgico ad un’ala e la successiva riabilitazione, è finalmente tornata libera, nei pressi del “Pino Sentinella” sulla via Meta Amalfi alle falde del Monte Vicalvano, nella speranza che voli alta e lontana dalle doppiette di sparatori senza scrupoli.
“Il fenomeno della caccia senza regole è duro a morire - racconta Claudio d’Esposito presidente del WWF Terre del Tirreno - la poiana ha un’apertura alare di quasi un metro e mezzo e non si può confondere con nessuna altra specie cacciabile, chi l’ha sparata l’ha fatto deliberatamente! Purtroppo quotidianamente di uccelli ne vengono sparati e catturati a decine, con gabbie trappola e reti, per alimentare le richieste di appassionati e collezionisti del mercato illegale. E’ il fenomeno diffuso dell’uccellagione. Molti uccelli non ce la fanno a sopravvivere allo stress e all’agonia delle famigerati reti in nylon da posta utilizzate per la cattura. E quando il bracconiere arriva a “tirar giù” le prede spesso trova solo cadaveri… morti dopo una lenta agonia nel tentativo di liberarsi. Ma poco importa, c’è sempre il mercato parallelo di prede da cucinare o, nel caso di esemplari rari (rapaci notturni, rigogoli, gheppi, sparvieri, ecc.), da imbalsamare e rivendere a collezionisti sul mercato clandestino. Le reti da posta sono uno strumento anacronistico e non selettivo di cattura e, per questo, vietate dalla legge! In quanto ai volatili sopravvissuti non andrà di certo meglio: ad attenderli ci sarà una vita in anguste gabbiette, per allietare con il loro canto i propri carcerieri o per essere usati come richiamo per attirare in trappola altri uccelli.”
Uno studio commissionato dal WWF dimostra come in coincidenza del periodo della caccia aumenta in maniera esponenziale il numero di esemplari appartenenti a specie protette (soprattutto rapaci) che vengono ricoverati nei centri di recupero animali selvatici. In un contesto così grave le Associazioni di protezione ambientale rappresentano un imprescindibile presidio di legalità ambientale. Il WWF in questi trent’anni dall’approvazione della Legge sulla tutela della fauna selvatica e la disciplina della caccia (L. 157/92) ha condotto importanti battaglie, con centinaia di denunce, ricorsi amministrativi contro provvedimenti regionali e costituzioni di parte civile in processi penali per reati venatori grazie al contributo della rete di Avvocati del Panda oltre alle migliaia di ore di vigilanza delle Guardie volontarie. L’Unione Europea ha più volte sollecitato l’Italia ad adottare misure concrete di contrasto alle illegalità venatorie mirate, in particolare, ad adottare sistemi più efficaci di raccolta dati, implementare il personale della vigilanza ridotto a poche unità e modificare la legislazione aumentando le sanzioni attualmente inefficaci a contrastare i crimini contro la fauna selvatica. Nulla però è stato ancora fatto.
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