"Progetto di rifacimento di Via Minervia approvato ledendo i vincoli di tipo ambientale ed archeologico a cui è sottoposta l’area".
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Quello relativo al rifacimento di Via Minervia sarebbe dovuto essere un progetto volto alla tutela di una zona di indiscutibile interesse ambientale e archeologico facendo parte del sito archeologico di Punta Campanella. L’opera di restauro è stata effettuata con il supporto dei fondi europei, ma da subito ha destato non pochi dubbi circa la sua legittimità, dubbi di cui si sono fatti portavoce stampa e associazioni di vario tipo.
Nel suo accorato appello rivolto al Ministro Dario Franceschino, al Ministero dei beni Archeologici, alla Soprintendenza per i beni Archeologici, al FAI e alla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio, il WWF ricorda come il progetto sia stato approvato proprio facendo riferimento ai numerosi vincoli a cui è sottoposta l’area, ma il testo presenta non poche ambiguità “a partire dal titolo del progetto che recita: “Restauro manufatti ed abbattimento barriere architettoniche di via Campanella” e, “ continuando a leggere si capisce benissimo che non si tratterà di “restauro” e che il riferimento alle barriere architettoniche nasconde fini diversi circa la futura destinazione d’uso del complesso”, si legge nella missiva del WWF sottoscritta da numerose associazioni, tra cui Italia Nostra - Sezione Sorrentina, Centro Studi e Ricerche F.M.Crawford, Lega Ambiente. Tutti i sottoscriventi sono convinti di come vi sia stata una chiara violazione della normativa relativa al piano di zona che impedisce opere di edificazioni in aree sottoposte a vincoli ambientali, ma la stessa Relazione generale del progetto di rifacimento, come si evince dal testo sottoscritto dal WWF, parla in modo chiaro di opere volte alla “nuova configurazione e, in alcuni tratti, l’allargamento della sede stradale realizzata in calcestruzzo con ivi murature di sottoscarpa, muri di contenimento, varchi di accesso e nuovi parapetti, il tutto eseguito con impiego di cemento armato realizzato con la tecnica dal ‘sandwich’ dove il cemento è foderato con schegge di pietrame di ignota provenienza comunque estraneo al contesto; infine i sottoservizi in cui si realizzano proprio “elettrodotti ed altri vettori” esclusi dalla legge”. Nella missiva si ricorda come esistano forme positive di restauro e neanche così lontano: a Ieranto dove “ sono stati restaurati, con le tecniche corrette, centinaia di metri di muri a secco; è stata restaurata la torre di Montalto, gli edifici rurali, quelli della cava e la vegetazione, offerti poi ad una fruizione coerente e consapevole”. Nella seconda parte del testo della denuncia, si fa riferimento, invece all’opera di abbattimento di barriere architettoniche omettendo di ricordare che la strada, un’antica mulattiera, è un reperto d’età romana e che un simile progetto potrebbe aprire la strada ad un passaggio continuo di scooter e auto. Tali violazioni all’articolo 13 del Piano Territoriale , adottato con legge regionale 35/1987, rendono, a dire dei sottoscriventi, illegittimo l’atto, nonché foriero di un grave danno arrecato ad un bene tutelato dall’UNESCO. Per tali motivo, i sottoscriventi hanno chiesto l’immediata sospensione dell’esecuzione dei lavori , ma resta l’amarezza per l’approvazione di un simile atto.