Cronaca
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Gragnano - Fognature fantasma, esplode la rabbia dei cittadini

Attualmente lo stato di avanzamento di questa fondamentale opera pubblica è fermo al 75%.

tempo di lettura: 2 min
di Angelo Mascolo
15/01/2016 09:03:40
Gragnano - Fognature fantasma, esplode la rabbia dei cittadini

E’ una delle eterne incompiute di Gragnano. Quasi un simbolo di quell’immobilismo a cui è stata costretta la città negli ultimi vent’anni. Il riferimento è alla realizzazione del collegamento fognario che interessa i comuni di Gragnano e dei Monti Lattari. Attualmente lo stato di avanzamento di questa fondamentale opera pubblica è fermo al 75%. All’appello mancano, infatti, mancano gli ultimi 700 metri che in realtà non sono mai stati conclusi per il ritiro della ditta appaltatrice. Per risolvere una questione assai spinosa negli ultimi mesi si sono succeduti numerosi incontri, ai quali hanno preso parte l’amministrazione comunale, nelle persone del sindaco Alberto Vitale e dell’assessore ai Lavori Pubblici Michele Bernardo, il consigliere regionale Alfonso Longobarsi e il direttore generale di Arcadis Pasquale Marrazzo. L’ultimo in ordine di tempo lo scorso 21 luglio, quando, di comune accordo tra le parti, venne definito un preciso crono-programma allo scopo di completare il tratto mancante dell’opera: quello compreso tra Piazza Amendola (ex scalo ferroviario) e Ponte Carmiano. Stando al patto siglato in estate, oltre all’affidamento dei lavori alla ditta arrivata seconda in graduatoria, il cantiere si sarebbe dovuto avviare entro fine anno 2015. Tuttavia, l’opera è ancora alla fonda. Un impasse che ha scatenato la rabbia di molti cittadini, di cui portavoce lo storico Giuseppe Di Massa e Carmine Iovine, volontario del circolo di Legambiente “Woodwardia”. “ Mentre altri comuni stanno sbloccando la situazione fognature, su tutti Torre del Greco, – hanno dichiarato – è intollerabile che ancora nel 2016 i comuni dei Lattari non abbiamo un sistema fognario e sversino gli scarichi fognari di migliaia di persone nei corsi d'acqua montani e poi nel mare. Non è possibile che un polmone verde, simbolo di archeologia industriale, come la Valle dei Mulini debba essere devastata dalle acque di scarico urbano che puntualmente finiscono nel torrente Vernotico. La Regione e l'Arcadis – sottolineano – devono darsi una mossa, così come la Procura deve indagare sul perché i lavori dei collettori di Gragnano si sono bloccati: i milioni stanziati che fine hanno fatto? Per questo invieremo lettere ed esposti. Devono svegliarsi anche i cittadini e le associazioni. Non è solo una questione di tutela ambientale; qui c’è in gioco soprattutto la salute umana perché l'acqua del Vernotico e degli altri torrenti, captata dalla Gori, arriva a migliaia di persone dell'intero comprensorio fino a Pompei e a Capri. Ora basta promesse: siamo stanchi di persone che si girano dall’altra parte. Vogliamo delle risposte subito”.

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