Le indagini sono partite nell'ottobre scorso a seguito della denuncia dell'imprenditore operante nel settore immobiliare.
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Gli avvocati difensori hanno chiesto nelle scorse ore la scarcerazione di Gerardo Di Martino di 25 anni e Domenico Aprea di 40 anni detto "Mimmo ‘a pecora", in carcere dallo scorso 19 dicembre con le accuse di usura e tentata estorsione aggravata da modalità mafiosa. La richiesta è stata avanzata al Tribunale del Riesame che ha fissato per domani 22 gennaio la discussione. I due presunti usurai del clan camorristico dei Cesarano sono stati fermati, come già accennato, il 19 dicembre scorso dai carabinieri del Nucleo Investigativo del gruppo di Torre Annunziata. Di Martino è il figlio di Luigi alias "'o profeta", considerato dalle autorità l'attuale reggente dei Cesarano dopo l'arresto, nel luglio scorso, di Nicola Esposito. Entrambi nei giorni scorsi sono stati colpiti da una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Napoli. Le indagini sono partite nell'ottobre scorso a seguito della denuncia dell'imprenditore operante nel settore immobiliare. Quest'ultimo quattro anni fa si sarebbe rivolto a Di Martino per ottenere 12mila euro che, a causa del tasso di interesse altissimo, sarebbero lievitati in circa 45mila euro da restituire alle casse del clan da sempre attivo in questo tipo di affari illeciti. L'agente immobiliare avrebbe poi chiesto ad Aprea cinque mesi fa altri 2mila euro: a fronte del prestito il 40enne, che farebbe parte di una costola del clan ovvero dei cosiddetti "Palummielli", ne avrebbe pretesi indietro 4mila. Carabinieri ed antimafia hanno quindi accertato il giro di usura e le conseguenti minacce di morte verso l'imprenditore e i suoi familiari. Dall'inchiesta sono scaturiti fermi e perquisizioni in via Schito, al rione "Ponte Persica", una zona a cavallo tra Castellammare e Pompei dove il clan Cesarano è considerato egemone.