Cronaca
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Castellammare - Un omicidio di camorra nel 2012 in un immobile comunale occupato abusivamente dal colonnello del clan

Questo è il dato che emergerebbe dalla vicenda processuale rispetto all’assassinio di Carolei, che sarebbe stato ucciso nella casa occupata da Catello Rapicano, che doveva essere adoperata per ospitare una famiglia in difficoltà.

tempo di lettura: 2 min
di red
19/10/2021 19:26:32

Il colonnello del clan viveva abusivamente in un immobile di proprietà del Comune. E in quell’immobile comunale sarebbe anche stato compiuto un omicidio di camorra. Questo è il dato eclatante che emergerebbe dalla vicenda processuale relativa all’assassinio di Raffaele Carolei, ucciso nel settembre 2012. Quel giorno, secondo gli investigatori, Gaetano Vitale e Pasquale Rapicano attirarono la vittima nell’abitazione occupata abusivamente da Catello Rapicano con il pretesto di poter discutere più liberamente di ‘affari’ relativi al traffico di droga. Nell’appartamento i killer fecero accomodare Carolei al tavolo della cucina. Poi lì, in un attimo di distrazione, il padrone di casa sorprese la vittima alle spalle e permise a Savarese di posizionargli al collo una corda, tirata alle estremità rispettivamente da quest’ultimo e da Pasquale Rapicano. Nelle fasi convulse dell’omicidio, Vitale bloccava le mani di Carolei per impedirgli di potersi liberare. Una volta ucciso l’uomo, i presenti avvolsero il cadavere in un telo di plastica e lo caricarono a bordo di un’auto. A scortare la vettura lungo la strada da uno scooter guidato da Pasquale Rapicano. In un fondo della zona di via Schito, Pasquale Vuolo si liberò della salma senza più permetterne il ritrovamento. Una vicenda su cui i recenti approfondimenti hanno condotto ad un punto di svolta il 10 marzo 2021, con l’arresto di Gaetano Vitale e Giovanni Savarese, gravemente indiziati di essere gli esecutori, in concorso, dell’efferato omicidio di Carolei.

Ora emerge che la casa in cui quell’assassinio si è consumato era occupata abusivamente da Catello Rapicano, il pentito del clan, che avrebbe deciso di vivere in quell’abitazione che avrebbe dovuto essere destinata ad una famiglia in difficoltà. Una vicenda a tinte fosche, che trae origine circa un decennio fa. Negli anni scorsi, con l’attuale amministrazione, è stato effettuato intanto il primo censimento degli immobili comunali, rispetto al quale sono partiti anche gli accertamenti sulle occupazioni nelle case popolari. Un’attività su cui nelle prossime settimane le forze dell’ordine relazioneranno in merito a quanto è stato rinvenuto nei prefabbricati del Savorito, già setacciate nel corso di un’operazione congiunta con la polizia municipale per dare seguito al censimento avviato dall’amministrazione.

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