Cronaca
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Napoli - Si suicida in ospedale l’uomo arrestato per l’aggressione sull’autobus

Antonio Meglio, trentanovenne fermato giovedì con l’accusa di aver aggredito una giovane avvocata penalista su un autobus, si è tolto la vita mentre si trovava ricoverato in ospedale sotto la sorveglianza delle forze dell’ordine.

tempo di lettura: 2 min
10/03/2026 09:53:11
Napoli - Si suicida in ospedale l’uomo arrestato per l’aggressione sull’autobus

Si conclude con un epilogo drammatico la vicenda che negli ultimi giorni aveva scosso Napoli e l’intero ambiente forense cittadino. Antonio Meglio, trentanovenne fermato giovedì con l’accusa di aver aggredito una giovane avvocata penalista su un autobus, si è tolto la vita mentre si trovava ricoverato in ospedale sotto la sorveglianza delle forze dell’ordine.

Secondo le prime informazioni raccolte dagli investigatori, l’uomo si sarebbe impiccato utilizzando un lenzuolo nella stanza in cui era piantonato in attesa di essere trasferito in carcere. Il suicidio è avvenuto a meno di ventiquattro ore dalla decisione del giudice per le indagini preliminari che, nella giornata precedente, aveva convalidato il fermo disponendo la custodia cautelare in carcere.

Meglio era stato arrestato per la violenta aggressione avvenuta la sera del 5 marzo nel quartiere Vomero. In quell’occasione l’uomo, armato di coltello, aveva seminato il panico a bordo di un autobus di linea, prendendo di mira una penalista di 32 anni. La donna era stata ferita e trattenuta sotto minaccia per diversi minuti, mentre sul mezzo si vivevano attimi di forte tensione.

La situazione si era risolta solo grazie alla prontezza del conducente del bus, che era riuscito a mantenere la calma e a gestire la situazione fino all’arrivo dei carabinieri. L’intervento dei militari aveva portato all’arresto dell’aggressore, non senza difficoltà: alcuni residenti e passanti, indignati per quanto accaduto, avevano tentato di colpirlo, costringendo le forze dell’ordine a intervenire anche per proteggerlo da un possibile linciaggio.

Il gesto estremo compiuto in ospedale riapre ora il dibattito sulla gestione delle persone arrestate che presentano condizioni di particolare fragilità psicologica, soprattutto nelle ore immediatamente successive al fermo. Nonostante la presenza costante degli agenti, l’uomo è riuscito a togliersi la vita prima che il procedimento giudiziario potesse fare piena luce sui motivi e sulle responsabilità dell’aggressione.

La giovane avvocata, rimasta vittima dell’attacco, è ancora ricoverata: le sue condizioni non sono considerate gravi, ma resta il forte trauma fisico e psicologico subito durante l’episodio.

La Procura di Napoli ha già disposto un’indagine per chiarire le circostanze del suicidio e accertare se vi siano state eventuali carenze nella sorveglianza. Intanto la città torna a interrogarsi sui temi della sicurezza sui mezzi pubblici e sulla gestione del disagio sociale e mentale che, in alcuni casi, sfocia in episodi di violenza improvvisa.

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