Pugno duro dell’Antimafia contro i principali esponenti del clan Cesarano di Castellammare di Stabia. Il pm Giuseppe Cimmarotta ha chiesto infatti 30 anni per Luigi Di Martino o’ profeta, ritenuto da anni il leader della cosca di Ponte Persica e coinvolto, fra gli altri, nell’inchiesta Isaia che ha fatto luce sui traffici fra Castellammare, Pompei e Salerno. Di Martino, al momento già in carcere, è accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata e traffico di droga. Stesse accuse per Giovanni Cesarano, per il quale sono stati chiesti 28 anni di reclusione. E così a seguire anche per Aniello Falanga, 25 anni; Luigi Di Martino o’ cifrone, 8 anni; Felice Barra, 12 anni; Francesco Mogavero, 10 anni; Carmine Varriale, 8 anni; Claudio Pecoraro, 8 anni; Vincenzo Amita, 9 anni; Antonio Iezza, 9 anni; Adelchi Quaranta, 6 anni.
Tutti gli imputati sono accusati di aver preso parte all’organizzazione criminale stabiese e aver seminato il panico non solo a Castellammare ma anche a Pompei spingendosi, grazie a delle alleanze, fino a Salerno. Il clan finanziava le proprie attività imponendo il pizzo ai commercianti che erano costretti pagare rate salatissime per non andare incontro a ritorsioni. Fino a quando le forze dell'ordine non hanno smantellato l'organizzazione.
Adesso sarà compito della difesa provare a colpire il castello accusatorio e tentare di ottenere delle riduzioni. Ma se le richieste di condanna dovessero essere confermate (con un totale di oltre 150 anni di carcere per i Cesarano), sarebbe un altro duro colpo per la camorra stabiese dopo gli oltre 100 anni di carcere a carico dei principali ras degli Imparato del Savorito.
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