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Castellammare - Stabiese ucciso in Abruzzo, condannato il figlio a 25 anni di reclusione

Giovanni Di Martino perse la vita nella notte fra il 13 e il 14 giugno 2019. Dopo la sentenza in primo grado, arriva la condanna del figlio: per i giudici è stato lui a uccidere il padre

tempo di lettura: 2 min
di genesp
07/06/2022 17:18:00
Castellammare - Stabiese ucciso in Abruzzo, condannato il figlio a 25 anni di reclusione

Giovanni Di Martino, 73enne stabiese che viveva a Silvi (in Abruzzo), non è morto per una semplice caduta ma è stato ucciso dal figlio di 48 anni, Giuseppe. A dirlo sono i giudici della Corte di Assise di Teramo che al termine del processo di primo grado hanno condannato Giuseppe Di Martino a 25 anni di reclusione, una pena più alta rispetto a quella richiesta dal pm (24 anni). L'accusa è stata quello di omicidio volontario mentre la madre dell'uomo, Anna Ramogida, sarebbe stata, secondo quanto emerso dal processo, l'istigatrice emotiva. 

Ma ripercorriamo l'intera vicenda. Nella notte fra il 13 e il 14 giugno 2019 scoppia una lite in casa Di Martino. Secondo quanto raccontato in un primo momento, il 73enne avrebbe perso la vita a seguito di una violenta discussione e dopo un corpo a corpo con il figlio Giuseppe che si sarebbe concluso con una caduta del primo che avrebbe poi provocato il decesso. Una versione che non ha mai convinto la famiglia della vittima che ha deciso di andare fino in fondo chiedendo un approfondimento nelle indagini soprattutto perchè non convincevano le ferite sul corpo dell'uomo. L'autopsia, successivamente, ha confermato che la morte fosse dovuta all'aggressione con il figlio. Gli inquirenti hanno poi accertato che, dal momento della lite all'allarme ai soccorsi, sono passate ben due ore: cosa sarebbe successo in quel frangente? Attraverso modalità moderne di indagine, è stato accertato che i due hanno ripulito l'intera abitazione per rimuovere eventuali tracce e poi allertare il 118, quando ormai era troppo tardi. Tanti, troppi indizi contro il 48enne che quindi è stato condannato in primo grado. Il movente dell'omicidio, confermato durante il processo, è il cospicuo conto in banca dell'uomo (circa 600mila euro) che sarebbe stato a lungo motivo di scontro fra il piccolo gruppo familiare considerato che il Giuseppe Di Martino non lavorava costantemente e chiedeva spesso soldi al padre.

La difesa di Giuseppe Di Martino ha comunque annunciato di voler ricorrere in Appello. L'accusa di omicidio volontario viene infatti spedita al mittente: per i legali del 48enne, la lite sarebbe nata a seguito di una presunta aggressione dell'uomo alla madre. L'ennesimo scontro fisico avrebbe spinto il figlio ad attaccare il padre. Versione questa che però non ha mai convinto i giudici che quindi in primo grado sono andati oltre la richiesta del pm condannandolo a 25 anni di reclusione.

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