Si scrive Circumvesuviana, si legge calvario. Il servizio ferroviario, che da decenni collega vaste aree del napoletano con il capoluogo campano, è da circa una settimana alle prese con gli ormai consueti ammutinamenti che penalizzano soprattutto i tantissimi pendolari che quotidianamente percorrono chilometri per studio o lavoro. Neanche si contano le corse soppresse, tant’è che tra lunedì e mercoledì in ben due occasioni è stato soppresso il treno direttissimo in partenza da Sorrento verso Napoli alle 6.49 con conseguenze devastanti sulla corsa successiva che ha visto gli utenti costretti a viaggiare compressi alla stregua di un carro bestiame. E se si considera che alle prese di posizione del personale per la mancata corresponsione degli ultimi stipendi si aggiungono le condizioni disastrate dei treni, molti dei quali lasciati a marcire nel deposito per assenza del materiale di ricambio per metterli in sicurezza, il dado è tratto. Basti pensare che appena dieci giorni or sono un convoglio è partito con oltre venti minuti di ritardo perché vi era un faro fuori uso o che martedì la corsa da Napoli verso Sorrento delle 12.39 ha registrato oltre mezz’ora di ritardo alla partenza prima di fermarsi venti minuti a Santa Maria del Pozzo e poi definitivamente a San Giorgio a Cremano costringendo i passeggeri ad attendere la corsa successiva con a corredo l’inevitabile calca dovuta alla presenza a bordo di oltre trecento persone. Senza calcolare, ovviamente, il doveroso arrivo in “puntuale” ritardo rispetto ai tempi previsti dalla tabella oraria che è possibile ammirare per mero giubilo estetico nelle stazioni o sul sito aziendale. La pazienza degli utenti è ormai giunta ai minimi storici, tanto più che la situazione peggiorerà ulteriormente quando a marzo gli studenti universitari, ora impegnati nelle sessioni d’esame, torneranno a gremire i treni per frequentare i corsi del secondo semestre. Sette sono state le corse soppresse con preavviso lunedì e mercoledì solo sulla linea Napoli – Sorrento, un dato agghiacciante se si considera che si è giunti al punto di coinvolgere nella protesta anche quelle corse che un tempo erano garantite per quel senso del dovere che ora è evidentemente finito nel dimenticatoio. L’Eav è chiamata a riprendere le redini di una situazione che sta diventando sempre più incandescente allontanandosi pericolosamente dai binari della razionalità. Ed il rischio è che stavolta si finisca per deragliare definitivamente.