«Il rione Scanzano fa parte del Comune di Castellammare di Stabia e del mondo civile fatto di impegno, di memoria e di lavoro. Quel quartiere è dello Stato, quelle strade sono di tutti noi e dei cittadini perbene che lo abitano, non è certo di proprietà della manica di imbecilli e di vigliacchi che si è presa la briga di staccare la scritta da quella targa». Lo ha detto il sindaco Gaetano Cimmino commentando l'episodio,
«L’intera città è stanca di questi gesti, di questa sorta di “simbolismi” - prosegue il primo cittadino stabiese - che rimandano ad una camorra convinta che quel territorio è suo. Non lasceremo neppure un centimetro di strade alla criminalità e lotteremo ogni giorno al fianco delle forze dell’ordine per liberare tutta Castellammare. Lo sfregio alla targa dedicata alla vittima di mafia Carmine Apuzzo, carabiniere assassinato 43 anni fa nella strage di Alcamo Marina, è un atto vile. Chi commette questi gesti pensa soltanto a distruggere la nostra storia e la nostra cultura. Il percorso di crescita culturale da portare avanti è lungo ed è attualmente in corso. E noi come istituzioni continueremo a batterci con ogni mezzo per combattere la malavita organizzata. Sono certo che con l’impegno delle parrocchie, delle scuole, delle associazioni e di tutti i cittadini riusciremo a incentivare un moto collettivo di ribellione e a sradicare questa spregevole sottocultura. Ripristineremo la targa quanto prima» ha concluso Cimmino.
«La vicenda non è solo seria, ma complicata, molto complicata - commenta invece il consigliere comunale di Liberi e Uguali, Tonino Scala - Va condannata, ovvio, senza se e senza ma, ma la sola condanna non basta. Non so se trattasi di una vicenda strettamente legata alla camorra così come la conosciamo, oppure è una questione più ampia che riguarda la cultura camorristica presente non solo in certe zone. Non si è voluto cancellare il nome di una vittima di mafia, ma la parola carabiniere, la presenza di uno Stato che in alcune aree del Paese si manifesta con la divisa e significa legalità. Sì, legalità, rispetto delle norme in una terra dove l'unica legge è quella del potente di turno, una legge coercitiva non prevista da alcun codice. C'è molto fa fare soprattutto sotto l'aspetto culturale, è lì che lo Stato sta perdendo la partita, per questo la sola condanna non basta, servono "maestri" per estirpare le metastasi di quello che è ormai un male non solo endemico. Partire dalla scuola, incidere sulle famiglie e sostenere le agenzie territoriali tra queste la chiesa che operano in questi territori. Un lavoro immenso, ma bisogna pur iniziare, la sola repressione non basta».
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.