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Castellammare - Scavi di Stabia, via Vecchia Varano ancora invasa dai rifiuti

Il degrado imperversa ormai da anni nonostante la bonifica effettuata per smaltire l'amianto. Una discarica a cielo aperto accoglie i turisti diretti verso villa Arianna.

tempo di lettura: 2 min
di Giancarlo Esposito
09/05/2016 13:51:51
Castellammare - Scavi di Stabia, via Vecchia Varano ancora invasa dai rifiuti

Torna prepotentemente di moda l'annosa questione delle mini discariche a cielo aperto nei pressi delle ville romane dell'antica Stabiae, sito archeologico sempre più trascurato dalle amministrazioni comunali che non sono state finora in grado di sfruttare appieno il fattore trainante del turismo, sebbene la natura e la storia abbiano dotato questa terra, autentico gioiello della costiera sorrentina, di ricchezze che susciterebbero l'invidia persino delle grandi metropoli internazionali. L'indifferenza di alcune frange di stabiesi contaminati dal degrado che imperversa in città e la gestione discutibile messa in atto dal governo cittadino hanno lasciato che cadesse in rovina via Vecchia Varano, il tratto di strada che da via Passeggiata Archeologica conduce verso villa Arianna, dove è impossibile non notare i cumuli di rifiuti depositati ai bordi della strada con annessi servizi igienici in "bella mostra" in un contesto di degrado che mette davvero i brividi. Questo incredibile scempio rappresenta sicuramente un pessimo spot per accogliere i turisti, che prediligono le limitrofe Pompei e Oplonti nella consapevolezza di non poter godere appieno del fascino ammaliante degli scavi di Stabia, dovendo percorrere una strada nauseabonda e degradata, già in passato al centro di vicissitudini per la presenza di lastre di amianto rimosse soltanto qualche anno fa. Il rilancio della città passa soprattutto attraverso la tutela del patrimonio naturale e culturale e il monito non va soltanto a chi governa ma anche a quei cittadini la cui scarsa predisposizione alle norme della buona educazione va a minare una terra che meriterebbe di essere trattata con guanti di seta piuttosto che essere lasciata alla mercé dell'inciviltà di singoli individui. Le due splendide ville romane, seppellite dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., sono state riportate alla luce nel XVIII secolo durante il regno di Carlo di Borbone, prima dell'opera di valorizzazione messa in atto a partire dal 1950 grazie alla passione di Libero D'Orsi. Villa Arianna, in particolare, è nota per la celeberrima “Flora”, un affresco che rappresenta la dea della Primavera girata di spalle nell'atto di raccogliere un fiore da un cespo, allegoria di purezza. Conservata attualmente presso il Museo Archeologico di Napoli, la “Flora” è divenuta il simbolo dell'antica Stabiae non solo in Italia, ma anche all'estero, come testimonia la sua riproduzione sui francobolli francesi nel 1998.

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