Il turismo torna ad affacciarsi nella città delle acque. Le ville romane dell'antica Stabiae sono state scelte da oltre mille turisti nel corso della settimana di Ferragosto, una cifra davvero notevole se si considera che si è trattato perlopiù di persone provenienti da altre regioni d'Italia o dai paesi esteri. Il dato assume ancor più valenza se si considera che la massima affluenza si manifesta in genere in occasione della consueta “Domenicalmuseo”, la prima domenica di ogni mese in occasione della quale l'ingresso nei siti archeologici appartenenti al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo cresce a dismisura in virtù del ticket gratuito, sebbene gli scavi di Stabia siano aperti quotidianamente al pubblico senza alcun esborso economico. I turisti, infatti, possono avere accesso al sito apponendo semplicemente la propria firma su un quaderno con valenza puramente statistica, un indicatore del potenziale non sfruttato per un'area archeologica che nel 2015 ha fatto registrare 51.186 visitatori, attestandosi al novantunesimo posto tra i siti museali statali più visitati d'Italia. Nella sola prima domenica di aprile, quando il clima è ideale per le gite e i viaggi a sfondo culturale, nel sito che ospita i resti dell'antica città romana di Stabiae sono infatti transitati più di 500 visitatori, record finora per il 2016. L'incremento è dettato anche dall'evidente miglioramento del servizio di accoglienza attraverso il personale qualificato che da alcuni mesi opera all'interno degli scavi di Stabia. Permangono, tuttavia, alcune criticità che non agevolano affatto un ulteriore decisivo salto di qualità per il sito archeologico. La segnaletica è tutt'altro che persuasiva e persino la strada, via Passeggiata Archeologica, non si rivela accogliente per chiunque desideri recarsi nelle due splendide ville romane seppellite dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e riportate alla luce nel XVIII secolo durante il regno di Carlo di Borbone, prima dell'opera di valorizzazione messa in atto a partire dal 1950 grazie alla passione di Libero D'Orsi. Villa Arianna, in particolare, è situata in un tratto di strada piuttosto degradato, ai cui lati spesso campeggiano cumuli di rifiuti, nonostante la bonifica avvenuta negli anni scorsi per lo smaltimento dell'eternit. Così definita per la presenza di una pittura a soggetto mitologico che raffigura Arianna abbandonata da Teseo, Villa Arianna risale al II secolo a.C. e occupa un'area di 11000 metri quadri, di cui solo 2500 sono visitabili: al suo interno, è stata ritrovata la celeberrima “Flora”, un affresco che rappresenta la dea della Primavera girata di spalle nell'atto di raccogliere un fiore da un cespo, allegoria di purezza. Conservata attualmente presso il Museo Archeologico di Napoli, la “Flora” è divenuta il simbolo dell'antica Stabiae, non solo in Italia, ma anche all'estero, come testimonia la sua riproduzione sui francobolli francesi nel 1998. Villa San Marco, invece, ha un'estensione di circa 11000 metri quadrati, di cui 6000 riportati alla luce, e può vantare il primato di essere la più grande villa d'otium di tutta la Campania, grazie ai suoi numerosi ambienti che includono anche il giardino, la palestra e la piscina, quest'ultima circondata da un meraviglioso porticato affrescato che impreziosisce il peristilio. La scelta di introdurre gli scavi di Stabia all'interno di un ticket cumulativo, ideato dalla Soprintendenza Speciale, che include anche Pompei, Ercolano, Boscoreale e Oplonti, ha sicuramente rigenerato il sito archeologico, ma senza un piano strategico di valorizzazione del patrimonio storico e culturale della città da parte delle amministrazioni comunali l'esportazione delle vestigia dell'antica Stabiae nel mondo resterà soltanto una chimera.