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Castellammare - Scavi di Stabia, oltre 500 turisti nelle ville romane per la prima domenica di aprile

Il dato statistico, per quanto incoraggiante, fa tuttavia riflettere sull'enorme potenziale, non sfruttato appieno, di cui dispone quest'area archeologica quasi ineguagliabile nel suo genere.

tempo di lettura: 3 min
04/04/2016 17:02:59
Castellammare - Scavi di Stabia, oltre 500 turisti nelle ville romane per la prima domenica di aprile

Il bel tempo e il desiderio di vivere una giornata all'insegna dell'arte hanno rivitalizzato gli scavi di Stabia, che in occasione della consueta “Domenicalmuseo”, giornata gratuita con cadenza mensile per tutti musei e le aree archeologiche statali, sono stati presi d'assalto dai turisti. Nel sito che ospita i resti dell'antica città romana di Stabiae sono infatti transitati più di 500 visitatori, record finora per il 2016, una cifra che equivale a circa 10 volte la media quotidiana di turisti e all'1% del totale medio annuo, raffrontato al primato del 2015 quando gli scavi hanno fatto registrare ben 51.186 visitatori, attestandosi al novantunesimo posto tra i siti museali statali più visitati in Italia. Il dato statistico, per quanto incoraggiante, fa tuttavia riflettere sull'enorme potenziale, non sfruttato appieno, di cui dispone quest'area archeologica quasi ineguagliabile nel suo genere. L'ingresso gratuito, infatti, al contrario di quel che accade a Pompei, Ercolano ed Oplonti, non è limitato soltanto alla prima domenica di ogni mese e i turisti possono avere accesso al sito apponendo semplicemente la propria firma su un quaderno con valenza puramente statistica. La segnaletica, inoltre, è tutt'altro che persuasiva e persino la strada, via Passeggiata Archeologica, non si rivela accogliente per chiunque desideri recarsi nelle due splendide ville romane seppellite dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e riportate alla luce nel XVIII secolo durante il regno di Carlo di Borbone, prima dell'opera di valorizzazione messa in atto a partire dal 1950 grazie alla passione di Libero D'Orsi. Villa Arianna, in particolare, è situata in un tratto di strada piuttosto degradato, ai cui lati spesso campeggiano cumuli di rifiuti, nonostante la bonifica avvenuta negli anni scorsi per lo smaltimento dell'eternit. Così definita per la presenza di una pittura a soggetto mitologico che raffigura Arianna abbandonata da Teseo, Villa Arianna risale al II secolo a.C. e occupa un'area di 11000 metri quadri, di cui solo 2500 sono visitabili: al suo interno, è stata ritrovata la celeberrima “Flora”, un affresco che rappresenta la dea della Primavera girata di spalle nell'atto di raccogliere un fiore da un cespo, allegoria di purezza. Conservata attualmente presso il Museo Archeologico di Napoli, la “Flora” è divenuta il simbolo dell'antica Stabiae, non solo in Italia, ma anche all'estero, come testimonia la sua riproduzione sui francobolli francesi nel 1998. Villa San Marco, invece, ha un'estensione di circa 11000 metri quadrati, di cui 6000 riportati alla luce, e può vantare il primato di essere la più grande villa d'otium di tutta la Campania, grazie ai suoi numerosi ambienti che includono anche il giardino, la palestra e la piscina, quest'ultima circondata da un meraviglioso porticato affrescato che impreziosisce il peristilio. La scelta di introdurre gli scavi di Stabia all'interno di un ticket cumulativo, ideato dalla Soprintendenza Speciale, che include anche Pompei, Ercolano, Boscoreale e Oplonti, ha sicuramente rigenerato il sito archeologico, ma senza un piano strategico di valorizzazione del patrimonio storico e culturale della città da parte delle amministrazioni comunali l'esportazione delle vestigia dell'antica Stabiae nel mondo resterà soltanto una chimera.

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