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Castellammare - «Ritira la denuncia o ti stendiamo», la minaccia di Scanzano a chi osava ribellarsi al pizzo

Su 50 episodi di estorsione in un solo caso l'imprenditore taglieggiato aveva denunciato i suoi aguzzini. Un familiare costretto a trasferirsi a Roma.

tempo di lettura: 2 min
di Gennaro Esposito
30/05/2019 12:48:57
Castellammare - «Ritira la denuncia o ti stendiamo», la minaccia di Scanzano a chi osava ribellarsi al pizzo

«Ritira la denuncia o ti stendiamo». Con queste parole i ras dei D'Alessandro di Scanzano minacciavano gli imprenditori di Castellammare che decidevano di affidarsi alle forze dell'ordine dopo un tentativo di estorsione. È quanto ricostruito dagli inquirenti all'interno dell'inchiesta Tsunami che punta a decapitare il clan della zona collinare stabiese. Vittima della minaccia effettuata dagli affiliati di Vincenzo D'Alessandro fu un ristoratore del centro città che nel periodo natalizio del 2008 decise di non consegnare la somma per i carcerati ai suoi estorsori. Con coraggio denunciò quanto accaduto all'interno del suo locale e indicò ai carabinieri colui che si era presentato a nome di Scanzano per ritirare il denaro. Il volto del suo aguzzino riuscì a riconoscerlo "con assoluta certezza" dopo aver visto le foto di oltre 300 affiliati ai D'Alessandro. Formalizzata l'accusa nella caserma di corso Alcide De Gasperi, l'imprenditore dovette affrontare la vendetta del clan che avvicinò un suo familiare per incutere terrore. Familiare che per paura decise di lasciare Castellammare e di recarsi a Roma per evitare di essere contattato dalla camorra e dalle forze dell'ordine. Ma la minaccia non andò a buon fine: i carabinieri riuscirono ad identificare e arrestare il colpevole che era stato mandato in quel locale dal capo clan Vincenzo D'Alessandro. Appena Scanzano venne a sapere della denuncia, provò in tutti i modi a salvare il proprio affiliato che però fu comunque arrestato dai militari. Ad organizzare la fuga fu Salvatore Belviso che fin quando è stato in libertà poteva essere considerato come il più stretto collaboratore del boss 'Enzuccio'.

Ma se uno ha denunciato, ce ne sono decine che invece hanno preferito il silenzio e il pagamento. Gli episodi ricostruiti dai carabinieri sono più di 50 e solo in un caso le vittime hanno chiesto aiuto alle forze dell'ordine. Tutto ciò perché molti temevano era le vendetta sanguinaria del boss di Scanzano. È quello che è accaduto per esempio anche ad un imprenditore edile che portava avanti dei lavori di ristrutturazione ad alcuni edifici del centro città. Il capo clan Vincenzo D'Alessandro gli chiese una somma di oltre 100mila euro per continuare a lavorare e dopo un iniziale rifiuto, ordinò ai suoi collaboratori di prendere delle contromisure nei confronti dell'uomo. Contromisure che consistevano nel minacciare, pestare o nel peggiore dei casi uccidere qualche familiare. «Se ne torna a Capri se non vuole fare quello che diciamo noi. A Castellammare deve rispettare la famiglia D'Alessandro» spiegava il boss di Scanzano. Dopo giorni di minacce, il tanto atteso pagamento arrivò: 200mila euro consegnati a Renato Cavaliere.

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