E’ stato rinviato a giudizio il bidello dell’istituto Ferrari accusato di aver molestato due studentesse. L’uomo fu arrestato a fine maggio dopo una lunga indagine condotta dalla polizia di Stato iniziate dopo le denunce delle ragazze minorenni. Ad incastrarlo fu il suo DNA ritrovato sui vestiti della giovane. Il processo, con rito abbreviato come chiesto dai suoi legali, dovrebbe ora partire agli inizi del prossimo anno.
L'inchiesta, come detto, è partita grazie al coraggio di una delle due che ha deciso prima di parlarne con sua madre e poi con le forze dell'ordine. Dopo la prima denuncia, ne è arrivata subito un'altra che vedeva sempre il 55enne protagonista.
Da dicembre del 2018 le indagini sono state condotte nel segreto più assoluto fino al 31 maggio quando gli agenti del commissariato di Castellammare arrestarono il bidello. Un episodio che pose sotto shock l'intera città delle acque che chiese la testa dell'orco che abusava delle minorenni.
Violenze che sarebbero avvenute in una piccola sala bar dell'istituto stabiese. Lì l'uomo prestava servizio e all'arrivo delle studentesse provava ad avere rapporti con loro. Il 55enne fu quindi ristretto ai domiciliari.
Un caso che fece presto il giro dello stivale, varcano i confini della città di Castellammare. In particolare, fece discutere molto il fatto che il 55enne risultò non nuovo a questi comportamenti: sarebbe stato trasferito da una scuola precedente per essere stato beccato in bagno mentre spiava le studentesse. Nonostante ciò ebbe di nuovo la possibilità di stare in classe, a contatto con gli studenti. A riguardo il preside, che intervenne nella trasmissione "Storie Italiane" di Rai1, si difese: «Quando c'è un trasferimento, viene inviato un fascicolo dalla scuola. Da questi documenti non risultava nulla: non potevamo sapere cose che non ci hanno detto. Noi abbiamo esaminato e abbiamo tenuto conto di quello che ci è stato trasmesso. Dopo questo episodio, subito abbiamo sospeso l'uomo. Abbiamo parlato con il padre della ragazza e con le forze dell'ordine per affrontare il caso. Da lì abbiamo iniziato a collaborare con la polizia».
Ora, dopo oltre 3 mesi dall’arresto, la decisione dei giudici di rinviare a giudizio il bidello.