Proseguono le indagini sulle truffe assicurative che ha sconvolto il mondo giuridico e forense torrese-stabiese. E a mano a mano che si sfogliano i faldoni dell’inchiesta, emergono nuovi ed inquietanti particolari. Come, ad esempio, un possibile collegamento tra questi episodi ed il raid in via Gesù del 15 gennaio scorso nei confronti di Roberto Barbato. Un agguato per il quale finì in il 32enne stabiese Lorenzo Buonocore, alias 'c'animale'.
Il clamoroso particolare è emerso dalle intercettazioni video, fatte attraverso una cimice sistemata nell'ufficio di un giudice di pace. Tutto è emerso da un colloquio avuto tra Francesco Afeltra (consulente tecnico di Castellammare) con Antonio Ianniello, giudice di pace di Scafati coinvolto nell'inchiesta. Ianniello, secondo quanto emerso dall'inchiesta, pretendeva soldi per le nomine di Ctu e per aggiustare sentenze di falsi sinistri stradali. Ed è stato lo stesso Afeltra, cugino di Buonocore, a raccontare i particolari a Ianniello, ignorando di essere spiato. "Chissà se mio cugino ha la sua pratica in mano? Quando si spararono a Castellammare", queste le parole di Afeltra. Il giudice Ianniello si disse all'oscuro dell'episodio, e il Ctu forni i dettagli. "Allora è successa questa cosa, glielo feci firmare io il Cid a questo, gli chiesi se sicuramente non avesse la scatoletta Gps e lui mi disse che tranquillamente non ce l'aveva. Il figlio di questo (il riferimento è a Barbato) si era preso i documenti dell'auto della zia, io avevo fatto solo il conducente ma il contraente era un altro, pagato e ringraziato. Si fa un accertamento e questa la zia scomunica il sinistro, scende e va direttamente dai carabinieri e fa la denuncia. Mio cugino Buonocore lo venne a sapere e lo chiamò". L'agguato dunque viene definito come "una complicazione" alla pratica avviata per un falso sinistro. Buonocore incontrò Barbato in via Gesù, nel cuore del centro antico. La discussione degenerò e “c'animale” colpì con un colpo di pistola al gluteo Roberto Barbato. Per quell'episodio Lorenzo Buonocore ha patteggiato la pena di quattro anni e mezzo di reclusione e ha ottenuto gli arresti domiciliati fuori da Castellammare. Fu lo stesso Buonocore, dopo tre giorni di latitanza, a consegnarsi alla polizia che nel frattempo lo aveva individuato grazie anche ai filmati ripresi dalle telecamere di videosorveglianza attivi sul territorio.
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