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Castellammare - Racket sull'acquisto di un'azienda in Romania, ordinanza per due pregiudicati vicini ai D'Alessandro

Nel pomeriggio di ieri gli uomini della Squadra Mobile di Benevento hanno eseguito il provvedimento, emesso dal gip del tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

tempo di lettura: 1 min
di Raffaele Cava
19/02/2015 10:12:54
Castellammare - Racket sull'acquisto di un'azienda in Romania, ordinanza per due pregiudicati vicini ai D'Alessandro

Immagine di repertorio

Pizzo sull'acquisizione di un'azienda in Romania, scatta l'ordinanza di custodia cautelare per due pregiudicati stabiesi ritenuti vicini al clan D'Alessandro di Scanzano. Nel pomeriggio di ieri gli uomini della Squadra Mobile di Benevento hanno eseguito il provvedimento, emesso dal gip del tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, nei confronti del 43enne Antonio Russo alias "sparam m'piett" e del 35enne Michele Sparano, entrambi pluripregiudicati stabiesi. Per loro l'accusa è quella di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. I due erano stati arrestati in flagranza di reato lo scorso 31 gennaio davanti ad un bar di via Avellino, a Benevento, per una tentata estorsione ad un imprenditore di Benevento in trattativa per acquistare una importante azienda del settore agricolo sita in Romania. La nazione dell'Est Europa secondo gli investigatori è una delle zone in cui è influente il clan di Scanzano. Avevano imposto il versamento di 150mila euro per dare la possibilità all'imprenditore beneventano di concludere tranquillamente la sua operazione. Ma alla consegna della prima tranche, la somma di 15mila euro, sono intervenuti i poliziotti beneventani che li hanno ammanettati e arrestati: un fermo convalidato successivamente dal gip del tribunale sannita che poi ha trasferito gli atti alla Dda per competenza in quanto a Sparano e Russo è stata contestata l'aggravante mafiosa. In particolare Russo, volto già noto per i suoi precedenti, nel 2010 era stato condannato in primo grado al 416 bis come affiliato al clan camorristico dei D'Alessandro. Successivamente avrebbe lasciato la famiglia di Scanzano per unirsi al gruppo criminale soprannominato dei "falsi pentiti" fondato da Raffaele Di Somma alias ò ninnillo, boss detenuto di Santa Caterina.

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