Cronaca
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Castellammare - Processo sulla ricostruzione in via Napoli, la difesa degli imputati

"Accuse del tutto infondate ed infamanti".

tempo di lettura: 3 min
di Federica Rispoli
11/04/2015 13:31:43
Castellammare - Processo sulla ricostruzione in via Napoli, la difesa degli imputati

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"Accuse del tutto infondate ed infamanti". Parole di alcuni degli imputati al processo che orbita attorno alla ricostruzione di un edificio di via Napoli che nelle scorse ore hanno scritto alla nostra testata. Si tratta di un procedimento in corso di svolgimento presso il Tribunale di Torre Annunziata: alla sbarra ci sono dodici persone, tra le quali anche dirigenti e dipendenti del Comune di Castellammare, accusate a vario titolo di abuso d'ufficio e falso ideologico in atto pubblico. Come già accennato il processo ruota attorno ai lavori post-terremoto del 1980 di un palazzo di via Napoli: due proprietarie di locali in questo edificio hanno presentato numerosi esposti alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata che negli anni scorsi. Denunce riguardanti, tra le altre cose: modifiche delle originarie consistenze nella ricostruzione, realizzazione di cinque abitazioni in più, assegnazione di due abitazioni in luogo di una, costruzione di un deposito al posto di un appartamento. Nel 2012 il gip di Torre Annunziata ha dichiarato non luogo a procedersi nei confronti di tutti gli imputati ma contro tale sentenza è stato presentato ricorso in Cassazione, che accogliendolo parzialmente, ha rinviato gli atti al Tribunale oplontino ove attualmente è in corso il dibattimento. Le due donne hanno testimoniato davanti al giudice nei giorni scorsi riprendendo, appunto, le accuse mosse nei confronti degli imputati. Questi ultimi, nelle loro memorie, hanno ripercorso l'intera vicenda. La storia della prima proprietaria risalirebbe all'ottobre del 1988, ovvero 8 anni dopo il sisma, quando viene acquistata un'abitazione al secondo piano nel vecchio fabbricato. I problemi comincerebbero da qui ovvero dal fatto che i nuovi inquilini non potevano usufruire dei contributi per la ricostruzione che invece cadevano interamente a loro carico. Secondo gli accusati la proprietaria "ha messo in essere ogni iniziativa possibile per ostacolare, egoisticamente, l'avvio ed il completamento dell'intervento di ricostruzione del fabbricato". Tutto ciò non rispettando ordinanze di sgombero per l'avvio dei lavori e, addirittura, stando a quanto scritto nelle memorie "sulla vecchia abitazione realizzarono interventi edilizi abusivi". Si sarebbe aperta una lotta di ordinanze e ricorsi che avrebbero ritardato i lavori di molti anni fino a quando, nel novembre del 2005, la donna è stata sgomberata coattivamente dalla propria abitazione. Insieme ai lavori si apre anche un processo civile avviato dal condominio contro la proprietaria "per il risarcimento dei danni patrimoniali ed economici subiti per i ritardi al processo di ricostruzione". Il procedimento è terminato con una sentenza a favore degli altri diciotto condomini: in totale la proprietaria è stata condannata a pagare circa 600mila euro. Secondo gli imputati odierni perciò l'attività processuale avviata dalla donna sarebbe stata mirata inizialmente ad ostacolare il processo di demolizione e ricostruzione dei fabbricati, nonché finalizzata ad evitare il pagamento della somma. Veniamo alla seconda proprietaria. Stando alle memorie quest'ultima avrebbe acquistato nel novembre del 1987, quindi sette anni dopo il terremoto, un "vano terraneo all'interno del fabbricato, ad uso deposito" (e non ha potuto beneficiare, come nel primo caso sopra descritto, dei contributi per la ricostruzione). Secondo gli accusati, quindi, non solo l'acquisto sarebbe avvenuto nel 1987: dunque la donna non poteva essere residente nel vecchio fabbricato già dal 1978 come affermato invece dalla testimone, ma non solo. La proprietaria ha parlato di una casa sparita e che al suo posto sarebbe "comparso" un deposito: in realtà secondo gli imputati la donna aveva acquistato proprio un deposito che lei stessa, senza riuscirci, la costruzione di un appartamento al posto del vano terreno. Senza riuscirci poiché aveva presentato anche un ricorso al Tribunale di Torre Annunziata per ottenere, con la ricostruzione, un'abitazione invece di un magazzino come previsto dal progetto di esecuzione. Il giudice ha però respinto la richiesta. Infine, secondo gli attuali imputati, il coniuge della proprietaria avrebbe più volte utilizzato minacce e procurato lesioni agli addetti ai lavori. Il coniuge della donna è perciò stato denunciato a polizia e carabinieri, ma la maggior parte delle accuse sono cadute in prescrizione.

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