Il primo maggio si festeggia in Italia e in altri paesi la "Festa dei lavoratori". Una ricorrenza nata per celebrare e ricordare tutte le lotte del mondo operaio e la vittoria più importante che i lavoratori di un tempo raggiunsero: la giornata lavorativa di otto ore. Questa festa ha origini statunitensi e come ogni lotta contro i soprusi e il potere bieco e disumano porta con se diverse vittime. Nacque a Chicago, in Illinois, nel 1867 quando a seguito di diversi scioperi gli operai delle fabbriche della zona ottennero la riduzione delle ore di lavoro giornaliere riuscendo a conquistare la durata di una giornata lavorativa fissa a otto ore, la durata che ancora oggi è in vigore. La notizia di questo successo raggiunse non solo il resto degli Stati Uniti ma anche l'Europa e il resto del mondo. Così, tutti gli operai del mondo chiesero ed ottennero con grandi sforzi di lavorare otto ore al giorno. A distanza di secoli questa festa vicina a tutti i lavoratori oggi viene festeggiata nelle Americhe, in Europa, in Asia, in Africa e nell'Oceania.
Quest'anno questa ricorrenza è un'occasione per rendersi conto delle difficili condizioni con cui sono costretti a convivere i lavoratori italiani. È risaputo che il paese intero non naviga in buone acque. I salari dei lavoratori dipendenti restano sempre gli stessi, anzi in alcuni casi sono da fame, ma il costo della vita sta aumentando vertiginosamente e l'aumento dei prezzi dei beni primari non accenna ad arrestarsi. Ci vorrebbe da parte del governo una riforma del lavoro valida che restituisca ai lavoratori dignità e stabilità economica. Inoltre, di nuovo quest'anno insieme alla Festa dei lavoratori è tornata la polemica della carenza di personale. Sono molti i titolari di diverse attività che lamentano di non riuscire a trovare personale. Molti di questi puntano ancora una volta il dito contro l'odiatissimo reddito di cittadinanza mentre per altri la colpa sarebbe da attribuire agli stipendi bassi e le cattive condizioni di lavoro. Negli anni questa situazione ha favorito "la fuga dei cervelli", migliaia di giovani che per un futuro migliore scelgono di emigrare. I laureati sono la categoria che va peggio, difatti sono loro in maggioranza che scelgono di emigrare all'estero poichè in Italia non vengono minimamente considerati, quando restano sono costretti ad adattarsi a lavoretti che non c'entrano nulla con il loro percorso di studi e pagati anche poco. A volte si adattano solo per mettere da parte i soldi per trasferirsi altrove. I tempi in cui partono e bastimenti pe terre assaj luntane, come cantava Murolo, temporalmente sono lontani ma ad oggi non sono poi così cambiati.
A Castellammare la situazione non è diversa, anzi. Ha fatto riflettere quest'estate vedere che molti “stabiesi illustri” premiati alla manifestazione Rosso di Stabia non viveva più a Castellammare da anni.
In città ci sono molti titolari di diverse attività che ancora lamentano la penuria di personale e dicono talvolta che i giovani non hanno più voglia di lavorare e il reddito di cittadinanza gli consente di restare sul divano. Dall'altro canto invece i giovani non ci stanno e lamentano salari da fame e sfruttamento. Giornate lavorative con una durata superiore alle otto ore senza un solo centesimo di straordinari con contratti di lavoro invece di dodici ore a settimana. L'anno scorso fece scalpore la frase dei Giovani Democratici di Castellammare in risposta agli imprenditori che si lamentavano: «Dodici ore al giorno a tre euro l'ora non è lavoro».
Così StabiaChannel, in questa sede, ha scelto di raccontare le esperienze lavorative di alcuni giovani stabiesi. Il primo, R. che racconta: «Mi sono laureato due anni fa in lingue, inutile dire che nonostante l'ambiente turistico nessuno ha accettato la mia candidatura. Poco tempo fa ho fatto un colloquio di lavoro in una nota farmacia di Castellammare come magazziniere. Mi hanno offerto uno stipendio che hanno chiamato rimborso spese, 600 euro al mese. E sono stati buoni perchè fuori non so ma qui a Castellammare gli stipendi ai più giovani sono di 500 euro mensili. Ora io abito in periferia e per arrivare in centro con la macchina calcolo di spendere circa 100 euro di benzina al mese. Poi pago 94 euro di assicurazione al mese, preferisco pagarla mensilmente. Quindi ho una spesa fissa per raggiungere il posto di lavoro di 200 euro. Ma con i restanti 400 euro, io riesco a vivere? Certo, se abito a casa con i miei si, ma io ho 27 anni per quanto ancora posso continuare? Gli affitti a Castellammare sono più alti di 400 euro. Ci credo che lo chiamano rimborso spese, praticamente io vado a lavorare per andare a lavorare. Così non posso proprio riuscire a costruirmi un futuro».
La questione in città è ben più grande e tocca i giovani lavoratori di ogni categoria, commesse, camerieri, baristi, cuochi, pasticcieri, bagnini, parrucchieri, muratori... Il più grande problema è la pessima abitudine diffusa e radicata di dare stipendi di circa 500/600 euro mensili e che abbiano contratti spesso che non rispecchiano le reali condizioni di lavoro. Molto spesso un giovane risulta assicurato per poche ore al giorno mentre in realtà ne fa molte di più e a volte nei periodi di alta stagione senza nemmeno avere un giorno libero a settimana o ferie retribuite. Il settore della ristorazione in questo argomento ha una pessima reputazione. Molti giovani sono stanchi di lavorare nei giorni festivi per dodici/ tredici ore al giorno per pochi spiccioli e senza tanti grandi riconoscimenti.
Un discorso molto simile lo si può fare anche per le commesse. Pare infatti che molte ragazze in città percepiscano uno stipendio di cinquecento euro al mese lavorando talvolta anche nelle ore di chiusura del negozio per pulirlo. Assicurate per dodici ore a settimana e con contratti parti-time. Una di loro racconta: «Ho lavorato quest'estate come commessa, ad un certo punto ho pensato che non stavo imparando un vero e proprio mestiere a meno che non apro un negozio mio e che fra qualche anno quando arriverò ai trenta anni i magazzini non mi vorranno più come commessa perchè ci saranno decine di altre ragazze più giovani che lavoreranno a meno del mio stipendio e anche perchè molti titolari si lamentano dei contributi che pagano sui lavoratori con più di trenta anni. E poi cosa faccio a trent'anni senza aver imparato nulla e senza soldi? Senza fondi come lo apro un negozio? Così ho deciso di cercare altro».
Eppure c’è da dire che la città di Castellammare potrebbe offrire molto. Se incalzasse il settore turistico fiorirebbe un giro economico bello cospicuo che potrebbe dare un futuro a molti giovani. Ma non sarebbe bello avere degli uffici di informazioni turistiche dove all'interno ci siano giovani capaci e intraprendenti? Immaginate che bella cartolina di presentazione sarebbe per la città di Castellammare avere dei lavoratori giovani e qualificati che hanno ottenuto il loro posto di lavoro solo per i loro titoli e i loro meriti. Pagati il giusto che così possono vivere appieno la loro città e trasmettere al visitatore l'amore per la propria terra senza emigrare. Immaginate decine di guide turistiche stabiesi aggirarsi per le due ville romane. Immaginate servizi cittadini dal rigore svizzero e una città pulita e sostenibile. Per molti questa è solo una bella visione lontana dalla Castellammare di oggi che è nota alle cronache per lo scioglimento del suo comune per infiltrazioni camorristiche.
Ovviamente in città non mancano gli imprenditori onesti che rispettano tutti i diritti dei loro lavoratori dipendenti ma che lamentano di essere soffocati dalle tasse. In molti ce la fanno a stento a sopravvivere e vedono i loro guadagni andare a finire nelle casse del Governo. In questa tragica situazione oggi per uno stabiese, ma come anche per un italiano, riuscire a sopravvivere e arrivare a fine mese è molto dura. In questo clima dunque suonano significative le parole di un saggio che una volta disse: «La pace per l'essere umano arriverà solo quando l'uomo smetterà di sfruttare altri uomini».
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