Dopo le industrie muore anche il commercio. E dello sbandierato turismo si sono perse le tracce.
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"La perdurante crisi recessiva e l'indifferenza di una classe politica incapace di riflettere seriamente sulla necessità di rimettere in moto l'economia attraverso scelte coraggiose e mirate alla crescita comune, ci vede costretti a chiudere questo punto vendita, presente sul territorio da quasi 70 anni".
E' con queste parole che il punto vendita Copen Junior annuncia ai propri clienti la chiusura. E' solo l'ultimo commerciante in ordine di tempo che a Castellammare di Stabia è costretto a chiudere i battenti. Non c'è strada della città in cui non sia presente un cartello di "cedesi attività", "vendesi", "fittasi". Un susseguirsi di saracinesche abbassate che incutono tristezza. E così, una città già rassegnata alla perdita delle industrie, sta assistendo inerme anche al fallimento del commercio. E dello sbandierato turismo si sono perse le tracce. Controtendenza vanno, invece, centri scommesse e negozi di articoli di origine cinese. Se ne aprono sempre più.
Il sindaco Nicola Cuomo annuncia a più riprese che la sua azione politica è volta a rimettere a posto i conti del Comune. E' certamente vero. Ma il prezzo che la città e gli stabiesi stanno pagando è molto alto, altissimo. Si è parlato spesso di disaffezione dei cittadini verso la politica, tutto ciò che sta accadendo non contribuisce certo a migliorare questo aspetto. E le ultime notizie di cronaca gettano un macigno su chi sperava proprio nella politica, nella sua azione, per vedere una Castellammare risorgere dalle ceneri. Quante volte la città deve morire per poi risorgere? Post fata resurgo: cancellate questa frase dallo stendardo.