Gennaro Ciliberto: "minacciato dai Vuolo dopo la mia denuncia". Nel 2011 il 41enne denunciò al pm della procura di Monza Franca Macchia che la passerella ciclopedonale di viale Brianza rischiava di crollare da un momento all'altro perchè costruita male.
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"Mi zittirono subito, poi mi arrivò una telefonata per conto dei Vuolo dove mi venne detto di stare calmo altrimenti qualcuno sarebbe passato da scuola a prendere mia figlia". E' il racconto di Gennaro Ciliberto, 41enn ex addetto alla sicurezza della ditta stabiese Carpenfer e attualmente testimone di giustizia, che ha deposto nelle aule del tribunale di Monza nell'ambito del processo a carico di cinque persone accusate a vario titolo di attentato alla sicurezza dei trasporti e minacce. Nel 2011 il 41enne denunciò al pm della procura di Monza Franca Macchia (che ha coordinato le indagini) che la passerella ciclopedonale di viale Brianza rischiava di crollare da un momento all'altro perchè costruita male. "Ho subìto anche una strana rapina dove sono stato raggiunto da un proiettile di striscio ad una gamba. Mi chiesero di dire che ero esaurito e che mi ero sbagliato e inizialmente lo feci, ma poi decisi di denunciare", ha parlato così davanti ai giudici di Monza il testimone di giustizia raccontando la sua nuova vita, fatta di continui spostamenti rinunciando alla famiglia e poi costretto a vivere sotto scorta, dopo aver denunciato i vertici dell'azienda Carpenfer. Alla sbarra ci sono Mario Vuolo, in qualità di «amministratore di fatto» della Carpenfer di Castellammare di Stabia che ha realizzato le opere metalliche, suo figlio Pasquale, il direttore tecnico dei lavori Edmondo Troisi, il direttore di cantiere Alfio Cirami ed Ernesto Valiante, amministratore di Italsoa spa di Afragola che aveva rilasciato le certificazioni affinché Carpenfer potesse prendere parte agli appalti pubblici pur essendo un'azienda "segnalata". "Era già successo di una passerella che era crollata nel Torinese e per questo ho deciso di denunciare le irregolarità dei lavori a Cinisello", ha spiegato Ciliberto ai giudici. Secondo l'accusa la passerella era a rischio crollo perchè - come si evince da una perizia tecnica eseguita dai consulenti della procura - i pezzi della struttura erano stati plasmati a Castellammare di Stabia ma una volta montati a Cinisello Balsamo non combaciavano. E così agli operai sarebbe stato ordinato di utilizzare tondini di ferro per riempire gli spazi vuoti prima di procedere all'assemblaggio e alla saldatura. Inoltre Pasquale Vuolo, 35 anni, il padre Mario e Cirami, sono accusati di avere minacciato l'ex addetto alla sicurezza del cantiere quando hanno saputo che aveva denunciato ai magistrati tutte le anomalie nella realizzazione della struttura che sovrasta la statale 36. La sua denuncia è stata anche raccolta dalla Direzione Investigativa Antimafia. "Ho saputo che i pezzi della struttura, che dovevano essere realizzati sul cantiere a Cinisello, erano stati fatti a Castellamare ma non combaciavano. Ho capito il pericolo di crollo della passerella quando il pilone centrale, che era stato completamente sbagliato, è stato sostituito di notte", la versione del testimone di giustizia nel processo in cui sono parte civile Anas e Impregilo. Tutte le accuse portate avanti dal Ciliberto vengono tutte respinte dagli imputati. Da ricordare che Mario Vuolo ed il figlio Antonio (27 anni) sono stati raggiunti da una misura cautelare nell'ambito di un'inchiesta della Guardia di Finanza di Castellammare, coordinata dalla Procura di Torre Annunziata, in cui sono accusati di bancarotta fraudolenta per il fallimento della Carpenfer, proprio la ditta a cui erano stati subappaltati i lavori per la realizzazione della passerella di Cinisello Balsamo. Alla stessa impresa dei Vuolo negli anni passati sono stati assegnati anche lavori per la costruzione di "Punti blu" lungo le autostrade italiane così come commissione per installazione di pannelli fonoassorbenti. Secondo i pm torresi i Vuolo avrebbero portato al crac la Carpenfer tenendo le scritture contabili in modo da non poter ricostruire il patrimonio e distraendo beni, in particolare automezzi. Per poi costituire altre società sempre operanti nel settore della carpenteria.