18mila euro ogni anno da dividere in rate mensili da 1500 euro. Cifre da capogiro per gli imprenditori attivi nel mercato dei fiori di Castellammare di Stabia che dovevano sottostare ai tassi imposti dal clan Cesarano di Ponte Persica, attivo nella periferia nord della città. E' quanto emerge all'interno della maxi operazione di ieri mattina che ha portato all'arresto di sette esponenti della criminalità organizzata fra cui il capoclan Luigi Di Martino e i suoi più stretti collaboratori Giovanni Cesarano, Aniello Falanga, Luigi Di Martino (alias "cifrone"), Ivan Cammarota, Vincenzo Melisse, Francesco Mogavero. I carabinieri e la guardia di finanza hanno ricostruito diversi episodi contro i maggiori esponenti del clan stabiese che era diventato il terrore degli imprenditori dei fiori.
Il 10 di ogni mese arrivavano gli emissari del clan che riscuotevano il denaro per ordine di Di Martino o' profeta. Quest'ultimo non risparmiava nessuno: tutti coloro che avevano un'attività nell'area florovivaistica più grande del Sud Italia erano costretti a corrispondere quasi 20mila euro alla camorra. E chi non pagava? Il clan dava inizio ai pestaggi o a vendette contro le attività commerciali. Un modus operandi che è comune anche ai D'Alessandro di Scanzano e ai Di Martino di Gragnano. Così facendo, boss e affiliati provavano a seminare il panico evitando anche le denunce. E' singolare infatti che, nonostante gli episodi ricostruiti e le prove certe sulle violenze, nessuno degli imprenditori abbia mai deciso di chiedere l'aiuto delle forze dell'ordine.
Ma il sistema dei Cesarano non finisce qui. Luigi Di Martino sfruttava anche una società che si occupava di intermediazione trasporti, allo scopo di avere il monopolio delle spedizioni di fiori, bulbi e vasellame, provenienti prevalentemente dai Paesi Bassi. Un'azienda, gestita formalmente dai cognati del boss di Ponte Persica, che doveva essere utilizzata dai tanti imprenditori costretti anche a versare la tassa di circa 750 euro per ogni singolo trasporto. "Engy Service" è il nome della società che inevitabilmente è finita sotto i riflettori della Direzione Distrettuale Antimafia che l'ha collegata al sistema delle estorsioni attivo proprio nel mercato dei fiori. Una maxi operazione portata a termine da carabinieri e guardia di finanza che ha colpito nuovamente il clan Cesarano, già decapitato dopo l'inchiesta Olimpo dello scorso dicembre. E inoltre ha confermato un dato importante: la prima fonte di approviggiamento per la cosca di Ponte Persica sono le estorsioni. Ma nessuno ha mai denunciato simili pressioni.
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