La verità sul delitto Tommasino potrebbe racchiudersi nelle dichiarazioni del presunto killer pentito, Renato Cavaliere, ritenuto affiliato al clan D’Alessandro. Cresce l’attesa per il processo d’Appello nei confronti di Cavaliere e Catello Romano: si tratta di due componenti del commando che, il 3 febbraio 2009, portò a segno la missione di morte nei confronti di Gino Tommasino, ex consigliere comunale del Partito Democratico. Gli altri due membri (entrambi collaboratori di giustizia) furono Salvatore Belviso e Raffaele Polito, condannati rispettivamente a 18 e 10 anni in abbreviato. Il processo d’Appello si aprirà il 25 maggio prossimo, davanti ala Corte d’Assise d’Appello di Napoli. Cavaliere e Romano avevano incassato in primo grado l’ergastolo. Pena che fu poi cancellata dalla Corte di Cassazione, che rinviò il processo all’Appello. Cavaliere sarà incalzato dalle domande dei pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli: l’obiettivo sarà quello di ricostruire l’esatto movente di quel delitto, cercando di conoscere anche i nomi dei mandanti. Si vorrà anche capire lo scenario, dentro il quale è maturato quell’omicidio. Cavaliere potrebbe far luce anche su tutte le attività illecite dei D’Alessandro e, in particolare, sui rapporti allacciati con politici e imprenditori. Nelle passate udienze infatti, fu proprio Belviso a svelare particolari inquietanti. “La cosca di Scanzano allacciò dei rapporti con la politica locale – affermò durante un interrogatorio -, soprattutto per avere in gestione l’attività di diversi parcheggi, come quello della Colonia ferrovieri e di altre strutture cittadine”. E adesso anche Cavaliere potrebbe rendere dichiarazioni molto importanti, al punto che gli inquirenti potrebbero ben presto aprire nuovi fascicoli d’inchiesta. Il contenuto dei verbali resta ancora secretato, non essendo ancora entrato in alcuno dei processi o delle vicende giudiziarie in corso che vedono protagonisti esponenti del clan D’Alessandro. Così come sono ancora coperti da omissis gli aspetti più inquietanti delle dichiarazioni già rese pubbliche. Ad ogni modo, l’impressione è che le nuove rivelazioni dei collaboratori di giustizia sono in grado di far tremare persone che contano nella società stabiese. Si parlerebbe soprattutto degli intrecci tra politica, imprenditoria e camorra che, per anni, avrebbero condizionato le scelte più importanti.