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Castellammare - Minacce e violenze per imporre estintori. Così i 'paglialoni' rilanciavano il business delle loro aziende


L'indagine ha permesso di ricostruire anche il modus operandi degli Imparato.

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35 contratti in un giorno per una società che, prima dell’arrivo degli Imparato, era in crisi. I ‘paglialoni’, con violenza e minacce, hanno imposto a decine di commercianti stabiesi il contratto con una ditta che forniva estintori e che faceva capo a Domenico Fortunato. È quanto emerge dall’inchiesta condotta dai carabinieri della Compagnia di Castellammare agli ordini del Maggiore Donato Pontassuglia e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Secondo quanto ricostruito dai militari, il clan egemone del rione Savorito (noto come il quartiere del ‘falò della vergogna’) si era inserito nel mondo della sicurezza sul lavoro investendo in alcune società e imponendo estorsioni agli imprenditori locali. Le indagini sono partite nel lontano 2015 quando un ordigno esplose all’esterno di un supermercato del centro città. Da quel momento in poi, i carabinieri hanno seguito passo per passo la famiglia Imparato fino a compiere la maxi retata nella giornata di ieri.

I ‘paglialoni’ erano riusciti ad acquisire parte della ditta Effedì che fornisce estintori agli esercizi commerciali. Una società in crisi ma che grazie a Michele Imparato, fratello di Salvatore, stava risalendo la china. Emblematico un dato che è emerso dall’indagine: in un solo giorno l’azienda riuscì a firmare ben 35 contratti. Tutti i commercianti, preoccupati dalle minacce del clan, abbandonarono i rispettivi fornitori per entrare in affari con la Effedì. Imparato, tuttavia, dopo essere diventato socio di Fortunato, decise anche di aprire una ditta sua, sempre attiva nel settore dell'antincendio.


 

L’indagine ha permesso di ricostruire anche il modus operandi degli Imparato. Non solo spaccio: i ‘paglialoni’ si sono estesi anche nel mondo dell’imprenditoria cercando di riciclare il denaro guadagnato. Il tutto sotto il controllo dei D’Alessandro, storica cosca di Scanzano alleata con gli Imparato ai quali permettono lo spaccio delle proprie sostanze stupefacenti. Chi immaginava Salvatore Imparato e i suoi affiliati come semplici ras della droga sbagliava: i ‘paglialoni’ hanno ormai effettuato il salto nel mondo dell’imprenditoria. Le indagini comunque non terminano qui. I carabinieri vogliono vederci chiaro anche per alcuni appalti pubblici che la dittta antincendi ha ricevuto dal Comune di Castellammare negli anni scorsi. L’obiettivo è quello di individuare eventuali pressioni effettuate sugli uffici di Palazzo Farnese.

Di seguito tutti i nomi dei fermati: Salvatore Imparato, alias totore ‘o paglialone, 52 anni; Michele Imparato, alias zì Peppe, 49 anni; Ciro Amodio, alias Caramella, 45 anni; Nicola Capasso, 48 anni; Gregorio Cesarano, alias Criolo, 45 anni; Giovanni Di Maio, alias o’ Topo, 23 anni; Giovanni Longobardi, alias ‘o Malomm, 36 anni; Francesco Massa, alias Faruk, 63 anni; Silvio Onorato, 30 anni. Divieto di dimora in Campania per Domenico Fortunato, Catello D’Auria e Pasquale Cabriglia.


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Castellammare - Minacce e violenze per imporre estintori. Così i 'paglialoni' rilanciavano il business delle loro aziende

martedì 10 settembre 2019 - 11:22 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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