Difficile trovarli, ma dalla bellezza ineguagliabile.
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E' domenica mattina, finalmente una splendida giornata primaverile, perfetta per una bella passeggiata storica,un tuffo nel passato. Dopo aver visitato gli scavi di Pompei la scorsa Pasquetta, decidiamo stavolta di visitare l'antica Stabiae, sulla collina di Varano. Percorrendo in auto la strada che porta al sito, non abbiamo potuto fare a meno di constatare l'assenza di un'adeguata segnaletica. L'unica presente, quella all'ingresso di Villa San Marco, era infatti coperta da "graffiti", sotto cui c'era una variopinta bancarella sulla quale, in bella mostra, erano esposte in vendita fave fresche e carciofi arrostiti. Subito abbiamo immaginato lo stupore e lo sbigottimento dei turisti dinanzi a questo scenario.
Avendo già visitato in passato Villa San Marco, decidiamo di visitare Villa Arianna, essendo venuti a sapere dell'apertura di nuovi ambienti ristrutturati di recente. Siamo giunti con l'auto fino al comodo parcheggio. Ci accoglie una gentile signora che ci fa firmare sul libro presenze, data una sbirciatina veloce, noto la presenza di turisti da ogni parte del mondo e, anche se pochi rispetto a città come Pompei ed Ercolano, sono lo stesso inorgoglita. Gli scavi sono aperti tutti i giorni fino alle ore 19,00 e l'ingresso è gratuito.
Ma ricordiamo brevemente la storia di Stabiae. Fondata, come vuole la tradizione, da Ercole nel 1238 a.C., fu dapprima osca, poi greca, sannitica ed infine romana. Nel 79 a. C. rimase seppellita dalle ceneri dell'eruzione del Vesuvio.
Proseguiamo attraverso un viale al lato del quale si può ammirare un grande capitello corinzio poggiato sul prato. Finalmente arrivati all'ingresso della Villa ci siamo soffermati ad ammirare il panorama: il verde lussureggiante di quel prato che conduceva alla scala d'ingresso, a sinistra due grandi anfore erano lì come a darci il benvenuto in quel posto magico e dimenticato dal tempo, in basso c'erano i resti di quella che doveva essere una sontuosa domus romana con vista mare e guardando in alto, la città di Castellammare, il golfo di Napoli e sua maestà il Vesuvio.
Villa Arianna prende il nome dallo splendido affresco conservato al Museo Nazionale di Napoli. Entrati nel complesso, ciò che colpisce in un primo momento è il silenzio, una tranquillità che quasi stabilisce un contatto intimo con un passato caratterizzato dai fasti di un'antica Stabia, bella e ricca di maestose architetture. Quasi invidio chi ha abitato quegli ambienti così intrisi d'arte, ricchi di stucchi e dipinti che rappresentavano il mito, ma anche scene di vita quotidiana. Giardini, affreschi, porticati, colonnati per metà ancora seppelliti dalla terra ed irrefrenabile sovviene la voglia di scavare e scoprire altre meraviglie capaci di raccontare quel passato così lontano nel tempo. Poi, all'improvviso scorgi quel panorama mozzafiato sul mare, forse fu proprio questo a convincere gli antichi romani a costruire lì le ville dell'ozio. Insieme a noi due turiste francesi che vagano smarrite senza l'accompagnamento di una guida, peccato che non abbiano avuto la possibilità di conoscere al meglio i particolari della storia di Stabiae.
Meraviglie nascoste, senza controlli, poco pubblicizzate e valorizzate, ignorate dagli stabiesi ma allo stesso tempo conosciute da turisti stranieri, perle storiche e culturali fuori dai percorsi archeologici più famosi.
Come al solito siamo un popolo di ingrati, la nostra terra è così fortunata e così impregnata di storia, ma non c'è purtroppo la volontà politica di muovere le cose, di sfruttare le ricchezze del territorio in modo produttivo. Inoltre è quasi un peccato che l'ingresso sia gratuito, anche un prezzo minimo potrebbe aiutare la valorizzazione del sito.