A partire da lunedì potrà essere avviata l’attività di consegna a domicilio dei cibi preparati. Ma in pochissimi hanno deciso di cogliere quella che, prima del decreto emanato dalla Regione, veniva vista come una “boccata d’ossigeno” da molti imprenditori della ristorazione.
Pizzerie, bar, ristoranti e pasticcerie non riapriranno. Troppo stringenti le misure precauzionali imposte dal decreto firmato dal governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca. Tute, mascherine, guanti, visiere: strumenti sicuramente indispensabili per limitare la diffusione del contagio, ma particolarmente “fastidiose” per poter preparare cibi.
Visite mediche per i dipendenti addetti alla preparazione delle pietanze: poca chiarezza su chi deve rilasciare il certificato di buona salute.
Sanificazione dei locali. Ed ancora: separazione dei locali in cui vengono preparati gli alimenti da quelli dove gli addetti alle consegne li prelevano.
Consegne con mezzi e strumenti idonei al trasporto di alimenti.
E per finire, fasce orarie ridotte e poco aderenti alle necessità dei clienti.
Sono queste tutte le limitazioni che hanno fatto propendere tanti commercianti a rinunciare alla riapertura. «Meglio attendere tempi migliori, una riapertura con maggiori garanzie per noi ma anche per i nostri clienti». Questo, in estrema sintesi, il pensiero comune di tutti i commercianti che ieri sono intervenuti nel corso della nostra diretta televisiva.
Un decreto che per molti, quindi, è apparso solo come misura palliativa alle tante richieste di sindaci e associazioni di categoria di poter riprendere le loro attività. Sarebbe bastato consentire l’asporto e tutto sarebbe stato diverso. Proprio la consegna a domicilio pare rappresenti uno dei maggiori ostacoli a far riavviare le attività gastronomiche. De Luca è voluto rimanere cauto nel concedere ai cittadini la possibilità di uscire di casa, di formare code ed affollarsi all’esterno di pizzerie e pasticcerie. I numeri non lo convincono ancora. Ed allora, come dicono anche i commercianti, meglio attendere “una vera riapertura”.