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Cronaca

Castellammare - Luigi Di Martino boss di primo rilievo a Ponte Persica. Ecco i retroscena dell'inchiesta


Tutto ruota intorno alla sua figura. I dettagli della maxi inchiesta della guardia di finanza

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Tutto ruota intorno alla sua figura. Quando fu scarcerato ormai nel lontano 2014, prese le redini del clan e impose tassi ai commercianti molto più alti rispetto a quelli che aveva imposto Nicola Esposito, detto o' mostro. Luigi Di Martino è per le forze dell'ordine il capo indiscusso della cosca dei Cesarano di Ponte Persica e lo conferma l'ennesimo arresto che ha subito ieri mattina ad opera della guardia di finanza di Torre Annunziata in compagnia di quella di Castellammare di Stabia. O' Profeta (al momento rinchiuso nel carcere di Milano a 41bis) infatti è ritenuto a capo dell'organizzazione criminale che dal 2014 al 2017 ha condotto numerose estorsioni nella periferia nord della città e anche nei comuni di Santa Maria la Carità, Scafati e Pompei. L'attività di indagine della guardia di finanza ha permesso di ricostruire le innumerevoli violenze che Di Martino e i suoi più stretti collaboratori, come Giovanni Cesarano e Aniello Falanga, ha portato a termine contro coloro che non volevano piegarsi alla richiesta estorsiva. Per i commercianti che volevano denunciare, o quantomeno non pagare il pizzo, o' profeta chiedeva letteralmente di "farli sedere sulla sedia a rotelle" intimando violenze fisiche. Inoltre, secondo quanto ricostruito dalle intercettazioni, quando il boss ordinava il pestaggio, gli affiliati dovevano ascoltarlo. Dall'inchiesta della guardia di finanza emerge quindi un dato importante: Luigi Di Martino è stato un boss sanguinario e violento del clan di Ponte Persica.

L'inchiesta è partita successivamente alle denunce da parte di un imprenditore attivo nel settore dei videogiochi il quale, dopo le innumerevoli minacce, decise di rivolgersi alle forze dell'ordine. Proprio per questo episodio pochi giorni fa alcuni esponenti del clan Cesarano, fra cui lo stesso Di Martino sono stati condannati a diversi anni di reclusione.


L'attività messa in essere dal boss non si soffermava solamente sulla riscossione del pizzo ma anche per esempio sull'imposizione ai commercianti, e ai titolari di bar e sale gioco, di slot machines che dovevano essere acquistate da società vicine al clan. A imporre il diktat erano Giovanni Cesarano in compagnia di Aniello Falanga. Ma l'attività di indagine dei militari ha permesso anche di ricostruire le alleanze che Di Martino è stato capace di stringere con alcuni clan del napoletano (soprattutto i Contini) i quali rifornivano le piazze di spaccio di Ponte persica con marijuana e cocaina. Alcuni dei venti fermati ieri mattina sono stati accusati proprio di spaccio e traffico di sostanze stupefacenti. Un business quindi che fruttava ogni mese migliaia di euro alla cosca di Ponte Persica.

La leadership di Luigi di Martino non è mai stata in discussione in quanto Ferdinando Cesarano, e tutti gli altri esponenti di spicco del clan stabiese, avevano avallato la presa di potere di o' profeta. Quest'ultimo nel corso del 2019 è stato colpito da altre tre importanti ordinanze da parte delle forze dell'ordine. La prima è relativa all'inchiesta Olimpo nel quale è emersa per la prima volta la sua figura di boss sanguinario e dedito alle estorsioni; la seconda relativa a un filone d'indagine su un omicidio consumato a Pontecagnano (per l'accusa è stata organizzato dal Di Martino); la terza per il racket imposto al mercato dei fiori. Infine la quarta, e al momento l'ultima, arrivata ieri. Per tali ragioni è rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Milano.


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mercoledì 13 novembre 2019 - 08:52 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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