Da 42 anni quelle note hanno smesso di suonare. Il tremendo sisma dell’Irpinia, in quella tragica sera del 23 novembre 1980, ha danneggiato gravemente l’organo storico della Cattedrale. Un capolavoro di arte e musica che, ricorda il parroco don Antonino d’Esposito, “suonava per miracolo, tra scordature, inceppi e perdite d’aria dalle innumerevoli condotte e maccanismi inceppati nel tempo”. Un tesoro prezioso, che tornerà a nuova vita il prossimo 6 maggio, “interrompendo il silenzio”. In una toccante lettera don Antonino ha raccontati i suoi ricordi da bambino, quando giocava con i cugini, mentre Mario Vanacore, storico organista della Cattedrale, si era fermato a scambiare qualche parola con don Michele. Le ultime note dell’organo, pochi minuti prima del terremoto. Poi la devastazione, “il secolare tempio fu scosso per novanta interminabili secondi, che sembrarono un’eternità”. Ed oggi finalmente il restauro con il contributo dei fondi dell’otto per mille della Chiesa per il restauro degli organi storici e con le offerte dei fedeli, passando attraverso una serie di benefattori che hanno reso possibile un evento memorabile dal punto di vista storico. L’organo tornerà a nuova vita due giorni prima del ritorno della processione di San Catello, al termine della fase emergenziale della pandemia. E così, ricorda don Antonino, “il gigante che dall’alto della cantoria vegliava silente la navata della Cattedrale respira di nuova vita”.
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