Non un cantiere, ma un monumento all’immobilismo. Sono lì da anni, silenziose ma ingombranti, testimoni della burocrazia e dell’abbandono. Le transenne di viale delle Puglie non proteggono più nessuno, anzi addirittura cadono ed ostacolano tutti.
A guardarle oggi, sembrano quasi parte del paesaggio urbano. Nessuno più le nota, nessuno più le commenta. Eppure sono lì, impassibili, come sentinelle di un tempo che si è fermato. Le transenne di viale delle Puglie non delimitano un cantiere attivo, non segnalano un pericolo imminente. Sono semplicemente diventate un elemento “fisso” dell’arteria stradale, installate provvisoriamente anni fa e mai più rimosse.
Tutto iniziò quando la collina di Varano tremò, nel settembre 2023 con la frana richiese misure di sicurezza immediate: e così, per proteggere cittadini e automobilisti, furono sistemate transenne lungo un tratto di viale delle Puglie. Dovevano restare per poco, giusto il tempo di mettere tutto in sicurezza. E invece sono ancora lì.
Hanno cambiato colore con le stagioni, si sono consumate al sole e alla pioggia, ma non si sono mai mosse davvero. Hanno ristretto la carreggiata, rallentato il traffico, ridotto gli spazi per parcheggiare. E, soprattutto, hanno reso impossibile il passaggio ai pedoni, che sono costretti ogni giorno ad attraversare la strada per continuare a camminare. Una piccola deviazione, certo, ma che diventa simbolo di un disagio più grande: quello di una città che non riesce a chiudere mai un cerchio.
Il vero problema, infatti, non sono solo le transenne, ma il silenzio che le circonda. Nessuno sa chi debba rimuoverle. Nessuno sa se i lavori siano effettivamente conclusi o se manchi ancora un intervento. Nessuno riesce a dire quando la zona sarà finalmente messa in sicurezza in modo definitivo. E, soprattutto, nessuno si assume pubblicamente la responsabilità di spiegare ai cittadini perché quello che doveva essere un intervento temporaneo è diventato parte integrante del paesaggio urbano.
Le transenne di viale delle Puglie sono diventate il simbolo di una gestione lenta, in cui l’emergenza diventa normalità e la provvisorietà si trasforma in abitudine. Un paradosso visivo e pratico che racconta meglio di qualsiasi relazione tecnica lo stato delle cose: interventi iniziati e mai conclusi, cantieri che si trasformano in monumenti, problemi che si stratificano invece di essere risolti.
Nel frattempo, i cittadini si sono adattati. Hanno imparato a conviverci, a evitarle, a ignorarle. Qualcuno ci scherza sopra, qualcun altro si arrabbia. Ma il rischio vero è che tutto venga accettato come inevitabile, che ci si rassegni all’idea che “tanto resteranno lì per sempre”.
Forse è arrivato il momento di restituire quel tratto di strada alla città. Di restituire spazio ai pedoni, ai parcheggi, alla vita urbana. Ma per farlo serve qualcosa che manca da troppo tempo: la volontà – politica, tecnica, amministrativa – di rimettere in moto ciò che da anni è fermo.
Perché quelle transenne, oggi, non sono solo una barriera fisica. Sono il confine tra ciò che dovrebbe essere fatto e ciò che si lascia marcire. E ricordano a ogni passante che il tempo, in alcuni angoli della città, ha deciso semplicemente di non passare più.