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Castellammare - Intercede per un rapinatore, prete rischia processo

Il parroco della chiesa Santa Maria Goretti di via Fontanelle ha contattato tre vittime per convincerle a scagionare il giovane. L'ammissione: «Ho accolto la richiesta della sorella, svolgo una missione pastorale».

tempo di lettura: 2 min
di Mauro De Riso
13/03/2016 01:01:01
Castellammare - Intercede per un rapinatore, prete rischia processo

Un paradossale tentativo di intromissione di un esponente ecclesiastico nell'ambito di un processo penale scuote la periferia stabiese. Don Vincenzo Sansone, parroco della chiesa Santa Maria Goretti sita in via Fontanelle, ha provato di recente ad intercedere in favore di un giovane rapinatore, contattando privatamente tre vittime per convincerle a scagionare il ragazzo. La storia ha inizio qualche mese fa, quando presso il Tribunale di Torre Annunziata si è consumata l'udienza del processo a carico di G.B., vent'anni, accusato di furti e rapine ai danni di tre donne tra Gragnano e Sant'Antonio Abate. La Procura aveva chiesto la custodia cautelare per il giovane, in quanto aveva commesso i colpi mentre era agli arresti domiciliari per scippi e furti notturni compiuti tra maggio e novembre 2014 nei confronti di alcune donne, alle quali aveva derubato borse e gioielli. Le testimonianze delle tre vittime più recenti hanno praticamente inchiodato G.B., riconosciuto dalle giovani donne e ormai ad un passo da una condanna quasi scontata. A questo punto arriva il clamoroso colpo di scena. Nei giorni successivi alle testimonianze, Don Vincenzo Sansone entra in gioco per recuperare i nomi delle vittime e contattarle personalmente, cercando di persuaderle a cambiare la propria versione e insinuando il dubbio che il ladro non fosse l'imputato in questione. Successivamente due donne hanno testimoniato a processo confermando la versione iniziale, mentre la terza ha ritrattato, destando i sospetti dei carabinieri, che hanno poi ascoltato nuovamente le tre vittime. Si arriva così alla sconvolgente ammissione: le vittime hanno ammesso di essere state contattate dal prete e la terza testimone ha spiegato di aver cambiato versione in quanto intimorita da questa intromissione avvenuta mediante un'imbucata a sorpresa sul posto di lavoro. L'accusa ha chiesto pertanto 8 anni di reclusione per il rapinatore e la Procura si è riservata di valutare le pressioni del prelato che ora corre il rischio di essere imputato per induzione a falsa testimonianza. Il parroco, tuttavia, non ci sta a passare per complice di un delinquente e, sulle colonne de “Il Mattino”, spiega le ragioni alla base della sua curiosa intercessione: «Rifarei tutto - ammette Don Vincenzo Sansone -. Ho una missione pastorale da compiere e per questo motivo ho accolto la richiesta della sorella del ragazzo, dato che i familiari erano convinti che il giovane fosse innocente. Non era mia intenzione condizionare il processo e sono tuttora certo che G.B. sia un bravo ragazzo. Se è colpevole, però, è giusto che paghi. Dal mio punto di vista, commuterei l'eventuale pena in servizi sociali, perché in carcere si marcisce e non si migliora».

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