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Cronaca

Castellammare - Il restauro dell'Estasi di Santa Teresa d'Avila, un'occasione per rinverdire i tesori nascosti nella Cattedrale

Dalla "Natività di Maria" del Maestro dell'Annuncio ai Pastori al “Sacrificio di Isacco”, copia dell'omonimo capolavoro del Caravaggio, passando attraverso lo storico presepe. Un patrimonio artistico di inestimabile valore si cela all'interno del principale polo liturgico stabiese, in cui permea un afflato d'arte e cultura risalente a oltre quattro secoli fa.

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Un patrimonio artistico di inestimabile valore si cela all'interno della Concattedrale di Santissima Maria Assunta, luogo noto non solo per il culto del patrono San Catello, ma anche per l'afflato d'arte e cultura che permea tra le mura della chiesa principale di Castellammare di Stabia..

Il restauro della tela settecentesca “Estasi di Santa Teresa d'Avila” di Sebastiano Conca, riproposta al pubblico domenica scorso in seguito agli sfregi a cui è stata soggetta negli anni addietro, è l'occasione per rinverdire lo straordinario patrimonio di cui dispone la Cattedrale stabiese, una ricchezza passata in secondo piano a causa degli atti di vandalismo che hanno convinto il clero locale a rinchiudere le opere di maggior pregio nelle segrete stanze del principale polo liturgico stabiese.

Nell'“Estasi di Santa Teresa d'Avila”, la protagonista è colta proprio nel momento mistico, mentre Giuseppe cerca di ricoprirla con un mantello bianco e Maria le porge una collana d'oro, un'opera da cui emerge appieno l'estro classicheggiante dell'artista la cui formazione fa riferimento alla scuola napoletana di Francesco Solimena.

La "Natività di Maria" del Maestro dell'Annuncio ai Pastori, discepolo di Caravaggio dall'identità ignota, forse il dipinto di maggior prestigio, trasferito, al pari dell'Estasi, dalla chiesa di Santa Maria della Pace nelle stanze della Cattedrale in seguito ad un lungo restauro che lo ha riportato al suo antico splendore.

Ha goduto di una notevole eco mediatica di recente il “Sacrificio di Isacco”, copia dell'omonimo capolavoro del Caravaggio custodita nella sala capitolare della Cattedrale di Castellammare di Stabia dopo aver fatto parte della collezione privata Piasecka-Johnson di Princeton, nel New Jersey. Il restauro della tela caravaggesca è passato attraverso il vaglio della Soprintendenza, che ha dato il suo consenso ad ottobre, ed è stato finanziato in parte con le donazioni di alcuni artisti nell'ambito del progetto “Moto all'uopo” e in parte con i fondi della Banca Stabiese.


Anche la "Deposizione di Cristo" e l'"Adorazione dei pastori" di Jusepe de Ribera rappresentano, infine, due pietre miliari dell'arte seicentesca esposte in prossimità della statua di San Catello.

Dalla pittura alla scultura, il pregio resta intatto e talora raggiunge picchi ancora più elevati. Nella navata sinistra in concomitanza con le festività natalizie viene allestito un presepe che un tempo conteneva circa 70 pastori risalenti al '600, '700 e '800 e recentemente restaurati. Le statue, alcune realizzate da Giuseppe Sammartino, scultore del celeberrimo Cristo Velato presente nella cappella Sansevero a Napoli, appartenevano alla collezione privata del vescovo Francesco Petagna ed hanno un'altezza che varia dai 90 cm al metro e mezzo, rivestite con stoffe preziose utilizzate anche per confezionare abiti.

Eppure il rispetto verso l'arte non sembra rappresentare una priorità per alcuni. "Il ritorno di San Catello", donato dal pittore stabiese Umberto Cesino nel 2010, presenta diversi sfregi e crepe sulla superficie della tela, opera di vandali che dimostrano una volta di più il loro totale disprezzo nei confronti delle bellezze di cui la città pullula a dispetto delle avversità che talora oscurano simili splendori.

A restare intatta, tuttavia, è soltanto la sensazione di amarezza e disincanto che si avverte dinanzi a simili scempi che contribuiscono a deturpare l'onorabilità di una terra la cui rinascita passa attraverso la tutela di un patrimonio artistico, territoriale e paesaggistico senza eguali, una ricchezza che dovrebbe rappresentare un vanto per la città piuttosto che un ricordo che sembra gradualmente svanire nell'oblio.


mercoledì 18 gennaio 2017 - 19:16 | © RIPRODUZIONE RISERVATA



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