I nomi sono sempre gli stessi, la violenza anche. C’è Sergio Mosca, colonnello di Scanzano, c’è il nipote Luigi D’Alessandro (figlio del primogenito della famiglia criminale, Pasquale), c’è Giovanni D’Alessandro, c’è anche Nino Spagnuolo. Dopo gli arresti eccellenti erano loro a controllare gli affari della cosca che cercava di resistere dagli attacchi continui della magistratura. Estorsioni, usura, spaccio ma anche infiltrazioni negli appalti tramite imprenditori a servizio del clan: la cupola dei D’Alessandro aveva tirato su un business da milioni di euro che però ora è stato distrutto dall’operazione dei carabinieri del Comando Provinciale di Napoli. In 16 sono finiti dietro le sbarre: Luigi D’Alessandro, Sergio Mosca, Giovanni D’Alessandro, Nino Spagnuolo, Carmine Barba, Umberto Cuomo, Francesco Delle Donne, Giovanni Izzo, Antonio Longobardi, Liberato Paturzo, Antonio Rosetti, Ettore Spagnuolo, Alfonso Tito, Sabato Schettino, Vincenzo Gargiulo. I fatti contestati sono tutti compresi dal 2018 al 2020, un lasso di tempo recentissimo.
Diversi gli episodi ricostruiti dalle forze dell’ordine che hanno spinto la magistratura a chiedere 16 ordinanze di custodia cautelare in carcere. Ai vertici del gruppo criminale spiccano i nomi di Sergio Mosca, Giovanni D’Alessandro e Nino Spagnuolo già noti per i propri ruoli apicali nella cosca di Scanzano. A causa degli arresti che hanno colpito i figli del defunto capoclan Michele D’Alessandro, e gli arresti domiciliari di lady camorra Teresa Martone, erano loro a gestire il clan. I D’Alessandro erano pronti a tutto pur di difendere i propri affari e i propri interessi. Secondo quanto emerge dall’inchiesta, sarebbero stati pronti anche a colpire i collaboratori di giustizia. I segreti rivelati sarebbero stati troppi tanto da spingere i nuovi reggenti a muoversi per eliminarli ma i piani non si sono mai concretizzati del tutto.
Nel gruppo era ormai integrato anche il figlio del boss Pasquale D’Alessandro, il 23enne Luigi D’Alessandro che secondo la magistratura aiutava il nonno Sergio Mosca negli affari delle estorsioni. Era lui a condurre gli imprenditori nel piazzale delle Nuove Terme, a due passi da Scanzano, dove poi si discuteva di cifre e si consegnavano le somme dovute. Il giovanissimo, che vanta nel suo curriculum criminale già una condanna per aver aggredito un carabiniere libero dal servizio con una mazza da baseball per un semplice incidente stradale, è finito in carcere. Ma da non trascurare è anche il ruolo di Nino “capastorta” Spagnuolo che per i D’Alessandro si è spinto anche fuori Comune per incassare il pizzo.
Un gruppo criminale che nonostante gli arresti e gli occhi puntati dalla magistratura ha continuato a svolgere i propri affari sfruttando l’imprenditore Liberato Paturzo (già coinvolto nell’inchiesta Olimpo) per ottenere appalti e lavori. In passato, grazie a legami con l’ufficio Tecnico del Comune, i D’Alessandro sono riusciti ad ottenere anche lavori di somma urgenza. Nell’inchiesta Domino Bis di ieri mattina sono diversi gli episodi contestati, dal pubblico al privato.
«Via il marcio da Castellammare di Stabia. Grazie ai carabinieri del Comando Provinciale di Napoli, della Compagnia di Castellammare e della Nucleo Operativo di Torre Annunziata per la brillante operazione odierna che ha portato all'arresto di 16 esponenti del clan D’Alessandro, fra cui esponenti di spicco che si erano riorganizzati in attesa delle scarcerazioni eccellenti». Così il presidente di SOS Impresa e del Circolo della Legalità Luigi Cuomo. «oggi si respira un'aria diversa, piena di opportunità per riconquistare la libertà e la dignità. Oggi si può mettere il malaffare in un angolo e vivere senza paura. Come Circolo della Legalità siamo sul territorio per aiutare e fornire tutto il supporto necessario dalla fase della denuncia fino al processo e all’accesso al Fondo di Solidarietà, in modo assolutamente gratuito. Denunciare conviene» ha continuato il presidente del Circolo della Legalità. «Nei giorni scorsi il tema camorra è ritornato d'attualità anche fra i banchi della politica. È infatti è emersa la notizia che molti ristoranti ed alberghi di Castellammare hanno versato nelle casse dei clan camorristici decine e centinaia di migliaia di euro. Se questa notizia troverà conferma nei fatti sarà gravissimo e svelerà un tasso di acquiescenza e complicità di alcuni operatori economici locali inaccettabile. Su questo ambito le indiscrezioni di stampa hanno alzato l'attenzione su un tema di estrema importanza per una città che vuole guardare al futuro con animo diverso - ha concluso Cuomo -. La camorra è un cancro che impedisce l'evoluzione turistica della città e che
limita lo sviluppo imprenditoriale, quello sano».
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