C'era una volta Castellammare, città delle acque. 28 sorgenti, terapeutiche e uniche al mondo; due complessi termali che fino a quache anno fa erano il fiore all'occhiello del comprensorio stabiese. Un passato glorioso che ha lasciato il posto ad un presente tragico, mortificante. In un giorno importante per il mondo con la ricorrenza della Giornata dell'Acqua, Castellammare si lecca le ferite. Si potevano organizzare eventi, giorni di festeggiamenti come farebbe qualsiasi città che sappia sfruttare la propria ricchezza. La natura ha donato tanto agli stabiesi, un patrimonio incredibile che fa invidia a tutta Italia ma che da diversi anni è inaccessibile. Le Terme di Stabia devono risorgere, sono state chiuse per troppo tempo. In un periodo storico in cui il termalismo sembra ritornato ai fasti di un tempo (basti pensare ai successi dei tanti piccoli centri sparsi nelle Regioni italiane), Castellammare con le sue 28 sorgenti non può restare a guardare. Bisogna riappropriarsi del titolo "città delle acque" che ormai è stato svuotato da qualsiasi tipo di valore. In giornate come quelle di oggi, quando tutto il mondo si ferma a riflettere sull'importanza del bene primario, Castellammare avrebbe potuto dire la sua. Magari con una classe politica diversa, magari anche con una maggiore attenzione al proprio patrimonio. Il futuro della città passa necessariamente per le Terme ed è per questo motivo che il bando di privatizzazione lanciato pochi giorni fa è ormai l'ultima spiaggia. La speranza è riposta negli imprenditori che sono chiamati ad una sfida impossibile: riaprire i due complessi termali e far tornare Castellammare capitale delle acque.
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