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Castellammare - Il diktat di Vincenzo D'Alessandro: a Scanzano niente spaccio ed estorsioni per non attirare le forze dell'ordine

Nel centro direzionale dei D'Alessandro i pusher non potevano spacciare. L'ordine arrivò da Enzuccio

tempo di lettura: 2 min
di Gennaro Esposito
13/05/2019 11:58:22
Castellammare - Il diktat di Vincenzo D'Alessandro: a Scanzano niente spaccio ed estorsioni per non attirare le forze dell'ordine

A Scanzano doveva regnare la pace. Niente spaccio, niente estorsioni e neanche furti di qualsiasi tipo. Vincenzo D'Alessandro voleva che nella roccaforte del clan tutto filasse liscio per non attirare l'attenzione delle forze dell'ordine che avrebbero minato il suo lavoro. E' lo stesso "Enzuccio" ad imporre le nuove disposizioni ai suoi stretti collaboratori (fra cui il pentito Renato Cavaliere) che poi dovevano divulgarle a tutti gli affiliati. Intercettazioni chiare all'interno delle quali il boss reggente di Scanzano dava ordini e spiegava le motivazioni che lo spingevano a prendere determinate decisioni. Tutti gli episodi sono stati ricostruiti all'interno dell'inchiesta Tsunami che punta a decapitare la cosca dei D'Alessandro che da anni gestisce gli affari illeciti nella città di Castellammare di Stabia.

Per Vincenzo D'Alessandro a Scanzano non bisognava spacciare. La droga doveva essere rivenduta in due piazze di spaccio amiche: quella del rione Caterina, che lui stesso aveva fondato, e quella del Savorito sfruttando l'alleanza con gli Imparato. La cosca stabiese si riforniva delle sostanze stupefacenti grazie ad alcuni accordi con le cosche dei Comuni limitrofi. In particolare la marijuana arrivava dai Lattari sfruttando l'alleanza con i Di Martino mentre la cocaina e in parte l'eroina arrivava da Torre Annunziata. Esisteva infatti un patto fra i D'Alessandro e la famiglia Gionta sancito anche con le visite di Renato Cavaliere (nel 2008 braccio destro del boss di Scanzano) alla moglie di Valentino Gionta, Gemma Donnarumma. 

Non solo lo spaccio. La cosca aveva imposto agli affiliati di non chiedere il pizzo nei vicoli di Scanzano oltre che ridurre all'osso tutti gli episodi di microcriminalità. Più di una volta Vincenzo D'Alessandro si è attivato per recuperare motorini rubati o per evitare che i giovani potessero creare problemi agli affari del clan. Il boss non si lasciava sfuggire nulla grazie anche alle segnalazioni del suo collaboratore Renato Cavaliere e di tantissime vedette attive nel rione. Un modus operandi che è ancora attivo tutt'oggi considerato che nonostante gli arresti, il diktat di Vincenzo D'Alessandro viene ancora rispettato.

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