Alla Biblioteca del Clero della Chiesa del Gesù si è tenuta una conferenza stampa da parte del Comitato ‘Terme di Stabia’, nato quest’anno e presieduto da Nino di Maio, già presidente del Forum della Famiglia, per dire no alla chiusura e all’abbandono delle strutture termali presenti sul suolo stabiese. Si chiede il recupero delle risorse che per troppo tempo sono state volutamente ignorate da un continuo susseguirsi di amministrazioni, disinteressate alle potenzialità del territorio, nonostante le moltissime iniziative nate dai cittadini. L’ultima è proprio quella sostenuta dal comitato attraverso una raccolta firme a cui oltre tremila cittadini stabiesi hanno aderito in sede e altri cinquecento attraverso la piattaforma online, per riqualificare i parchi termali anche senza mescita, ritenendo la riapertura delle strutture possibile anche abbastanza presto, dopo l’incontro con vari parlamentari e aver instaurato un appuntamento quindicinale con un tavolo che si aprirà anche al commissario prefettizio.
Vari gli interventi a sostegno del recupero delle risorse idriche, tra cui quella della presidentessa del comitato Albertina Balestrieri, la quale ha ribadito «la mancata promozione e sfruttamento delle terme, specialmente quelle presenti nel quartiere dell’Acqua della Madonna, aggravate da un avvenuto restauro mai pienamente giovato, facendo defluire a mare una quantità inimmaginabile di fonti termali». Spreco sottolineato anche dal geologo Fabio Todisco, che indica le acque stabiesi come la risorsa più importante tra quelle pubbliche, ma da oltre quindici anni finite nell’oblio. «Dovrebbe essere il primo obbligo che un’amministrazione dovrebbe porsi» dice «e non rimandarla in continuazione in programmi sempre più lontani. La stessa sorgente Visanola potrebbe sostenere duemilacinquecento abitanti tranquillamente, ma si preferisce non sfruttarla e fare defluire ettolitri di quest’acqua in mare, divenendo esempio perfetto di come non si parli di qualcosa da realizzare a lungo termine, ma già presente sul territorio, con l’unico obbligo di doversene prendere cura. A Castellammare non esiste un assessorato specifico per queste risorse» continua Todisco «con il risultato di avere il rischio di perderle e, appunto, di non sfruttarle a dovere, non essendo capaci di utilizzare la risorsa. L’ideale sarebbe proporre una struttura che sia per metà a fini universitari e a metà comunale, in modo da creare anche formazione e di permettere il recupero delle risorse». Decisivo anche l’intervento di Gaetano Cotticelli, gastroenterologo e professore. «Ci sono molti studi sulla bontà medicinale delle fonti. Già nel secolo scorso le proprietà mediche erano ben conosciute, presiedute da nomi importantissimi in ambito accademico, che componevano il comitato medico delle terme stabiane» dice «le acque stabiesi non sono inferiori a nessun altro tipo di acqua termale, soprattutto quelle sponsorizzate in televisione. Le acque termali stabiesi sollecitano inoltre la macrobiotica intestinale presente in modo univoco in ogni persona, la cui mancanza è la causa di moltissime malattie come il colon irritato, non dimenticando che curarsi con le acque costa molto meno che curarsi con i farmaci». Ultimo l’intervento dell'Ingegnere Francesco Castellano intento a ribadire la grave situazione urbanistica. «Lo stabilimento delle antiche terme chiuse perché il comune perse la concessione delle sorgenti, messe in mano alla Regione Campania, che a sua volta potrebbe metterle, volendo, a bando per essere prelevate da privati, anche se questo eventuale bando sarebbe veramente poco appetibile per via degli ingenti costi. Una delle possibili soluzioni» continua «è includere, nel piano urbanistico in approvazione, l’inclusione delle terme e riaprire il patrimonio del complesso in liquidazione nel Solaro, in mano al gestore della fallita ditta 'Terme di Stabia'. Nonostante la giunta comunale abbia già impegnato a regione per liberare il Solaro con un polo universitario, che potrebbe occupare vari rami della cultura: dall’archeologia alla medicina passando per la gastronomia. Ugualmente inutile ribadire come agli stabilimenti termali stabiesi occorre un completamento dell’offerta, come la rimozione dei parcheggi costruiti sopra le zone in cui nel sottosuolo sono presenti le sorgenti, causando gravi danni alla qualità delle acque». Presente alla conferenza anche Marina Bruno, attrice e cantante, che ha aderito fin da subito al comitato, intervenendo alla fine per ricordare di come le terme erano anche un luogo di cultura oltre che medico, e che per colpa dell’abbandono e dei continui furti, si siano trasformati in luoghi decaduti, con un appello ai cittadini per rivalutare quei luoghi, anche come segno di protesta, preannunciando così una nuova stagione di battaglie per i cittadini stabiesi volte al riottenimento delle rinomate acque che danno il nome alla città.