“A Castellammare di Stabia, nonostante le collaborazioni con l’autorità giudiziaria di alcuni elementi di spicco, il clan D’Alessandro continuerebbe nella gestione delle attività illecite”. È quanto scritto nell’ultima relazione semestrale che il ministero dell’Interno ha fatto al Parlamento attraverso le analisi della Direzione Investigativa Antimafia (Dia). La relazione della Dia riguarda il periodo dal 1 gennaio al 30 giugno 2015. L’Antimafia, insomma, sottolinea il ruolo di primo piano della cosca camorristica di Scanzano dopo il pentimento di Francesco Belviso alias “Ciccio il mister” e Renato Cavaliere. La Dia, inoltre, sottolinea che il clan è “affiancato da sodalizi satellite, tra cui il clan Cesarano” del rione Ponte Persica, al confine con Pompei, ma non solo. I D’Alessandro evitano da tempo i contrasti con i Mirano (o Maccaroni) del rione San Marco, gli Imparato del quartiere Savorito, i Matrone di Scafati, i Di Martino dei monti Lattari. “Il gruppo, oltre ad avere proiezioni in altre regioni ed all’estero – conclude l’Antimafia – risulterebbe attivo anche nei Comuni dei Lattari e sulla costiera sorrentina”. Nel mirino delle autorità in particolare gli affari del clan fuori dall’Italia: due estorsori dei D’Alessandro nel 2015 sono finiti in manette per avere chiesto una tangente ad un imprenditore che aveva deciso di acquistare in Romania una grande azienda agricola.