Il racket delle estorsioni, ma anche il riciclaggio di soldi sporchi e l’investimento in attività commerciali e imprenditoriali. Il clan Cesarano cambia pelle e, secondo le ultime risultanze investigative, prova ad estendere il proprio raggio d’azione. Sono inquietanti gli elementi che arrivano dalla magistratura dopo il sequestro (avvenuto nello scorso fine settimana) del bar Kimera a Pompei, gestito secondo le forze dell’ordine da un esponente della cosca con quartier generale al Ponte Persica. Proprio all’interno dell’esercizio commerciale pompeiano veniva ratificata l’azione della cosca, attraverso l’individuazione delle proprie vittime e le strategie criminali da mettere in campo.
Le estorsioni sarebbero ancora il “core – business” del clan Cesarano, ma negli ultimi tempi ci sarebbero almeno altre due attività, considerate altamente redditizie per capi e gregari: si tratta del riciclaggio dei soldi sporchi e, di conseguenza, di numerosi investimenti fatti nel campo edilizio e commerciale. Lo spaccio di droga invece non sarebbe minimamente curato dalla cosca che, secondo le ultime risultanze investigative, avrebbe tra le sue principali figure Luigi Di Martino, alias o’profeta, attualmente in carcere.
Cocaina e marijuana sarebbero state “lasciate” ai D’Alessandro (per quanto riguarda il versante di Castellammare) e agli Afeltra – Di Martino (sul territorio di Gragnano e dei monti Lattari). Un clan, quello di Ponte Persica, che starebbe anche espandendo il proprio raggio d’azione. Approfittando dei “buoni rapporti” con esponenti di spicco della malavita locale, e del vuoto lasciato successivamente da inchieste e processi, i Cesarano avrebbero raggiunto (oltre a Pompei e alla periferia di Castellammare) anche i comuni di Santa Maria la Carità, Sant’Antonio Abate e Scafati, nel Salernitano. Una cosca dunque, quella dei Cesarano, che appare tutt’altro che in declino. Capi e gregari si starebbero infatti ricompattando per riaffermare la propria leadership criminale sul territorio.
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.