I docenti della scuola "Bonito-Cosenza" dicono ‘no' alla nuova riforma sulla scuola, il ddl Renzi denominato ‘La Buona Scuola' che in questi giorni è all'esame del Parlamento.
tempo di lettura: 2 min
I docenti della scuola "Bonito-Cosenza" dicono ‘no' alla nuova riforma sulla scuola, il ddl Renzi denominato ‘La Buona Scuola' che in questi giorni è all'esame del Parlamento. A pochi ore dal corteo nazionale che si terra domani a Roma contro la riforma e a cui prenderanno parte personale docenti ed Ata di tutto il Paese i professori della scuola media ‘Bonito-Cosenza' hanno diffuso una nota con cui bocciano nettamente i provvedimenti ed i cambiamenti proposti dal decreto legge sulla scuola. In primis i timori sono per i poteri che verranno conferiti ai dirigenti scolastici tanto da parlare di "deriva autoritaria", poi le pochissime risorse messe in campo e il blocco degli scatti di anzianità fino al 2018. "La stabilizzazione dei precari è senza dubbio un aspetto positivo, sebbene imposto dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea, ma non può essere usata come grimaldello per introdurre norme e procedure la cui incostituzionalità è stata stigmatizzata da eminenti giuristi", si legge nella nota diramata dai prof della ‘Bonito-Cosenza. Sulla nota dolente, i poteri decisionali dei dirigenti scolastici: c'è un articolo che prevede "l'obbligo, ad esempio, migliaia e migliaia di docenti ad accettare il ruolo sul sostegno e non nelle classi di concorso dove hanno insegnato per anni, ma introducono, anche per la scuola pubblica, l'oggettiva possibilità di essere sommersa da forme di corruzione, brogli, privilegi, clientelismo. Per quanto attiene l'assunzione dei docenti al dirigente scolastico viene conferito un potere decisionale praticamente illimitato, in particolar modo per quanto riguarda la definizione dei criteri per la stipula di contratti triennali ai docenti". Infine l'altra criticità rilevata è "la detraibilità delle rette scolastiche private rappresenta una ulteriore sottrazione di risorse alla scuola pubblica in quanto, secondo il Miur, costerebbe 116 milioni di euro nel 2016 e 66 milioni nel 2017 aggiungendosi ai 500 milioni che annualmente lo Stato devolve alle scuola private, ancora una volta in spregio del dettato costituzionale che non prevede oneri a carico dello stato per le scuole private". "Esprimiamo tutto il nostro dissenso sul decreto e ne auspicano il ritiro e la totale revisione". Concludono i professori dell'istituto stabiese.