La riqualificazione del Savorito rischia di restare mestamente un'utopia. Il bando di gara da 63 milioni di euro affidato alla Stazione Unica Appaltante è andato deserto per la seconda volta e il rischio di vedere arenarsi il più grande piano di rinnovamento previsto per una periferia del Meridione adesso è più concreto che mai. Il progetto per l'housing sociale del Savorito era stato sviluppato durante la gestione Vozza, ma il via libera al bando era stato dato soltanto di recente durante la fase di commissariamento dell'Ente comunale. Il piano prevedeva l'abbattimento di 189 alloggi prefabbricati e la realizzazione di 62 alloggi a libero mercato, di 105 alloggi di edilizia residenziale sociale e di 31 alloggi di edilizia residenziale pubblica da cedere al Comune, unitamente ad un parcheggio interrato, un centro commerciale, un moderno impianto di raccolta dei rifiuti e un polo per l'infanzia. Dei 63 milioni previsti, il Comune ne aveva stanziati 8 a cui si aggiungono i 13 messi in preventivo dalla Regione. I restanti 42 avrebbero dovuto vedere il coinvolgimento dei privati attraverso il bando di gara, ma nessuna offerta è stata presentata in due aste consecutive. Nessun imprenditore, dunque, ha voglia di investire nel progetto di riqualificazione della periferia stabiese, che continua a fare i conti con il degrado che da anni ormai imperversa in città. Scemano così le speranze di 119 famiglie che da 36 anni attendono una nuova sistemazione, una casa con tutti i crismi dopo 36 anni trascorsi all'interno dei prefabbricati dell'ex Aranciata Faito. Un duro colpo al futuro di tanti stabiesi che in quel terribile 23 novembre 1980 hanno visto sparire in un minuto il frutto dei sacrifici di una vita. Il tema è più che mai attuale in ragione della preoccupazione degli sfollati del terribile sisma che ha colpito il centro Italia, un dramma che è costato la vita ad oltre 260 persone e che rischia di gravare esponenzialmente sul futuro di tante famiglie rimaste senza un tetto sulla testa. A 36 anni dal terremoto dell'Irpinia, i fondi stanziati dal Governo (oltre 30 miliardi di euro, che costano agli italiani un'accisa da 4 centesimi su ogni litro di benzina) non sono stati sufficienti a ripristinare in toto un principio di normalità per tutte le persone che hanno subito la devastazione causata dal sisma. La gestione scellerata dei fondi per la ricostruzione delle aree terremotate ha arricchito tanti amministratori e politici alle spalle della povera gente che ancora attende speranzosa di rivedere la luce dopo anni di buio e di amarezze.