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Castellammare - Gli anziani e la pandemia: responsabilità, solitudine e paure

Alla luce delle polemiche sull’infrazione delle regole anti Covid-19, ecco cosa pensano gli anziani

tempo di lettura: 5 min
di Diletta Grimaldi
11/03/2021 08:10:04
Castellammare - Gli anziani e la pandemia: responsabilità, solitudine e paure

La Villa comunale è chiusa già da tempo e i giovani sono costretti a tornare a casa entro le 18:00. È in questo scenario che sono nate le polemiche nei confronti degli anziani, alcuni dei quali sono stati accusati di assembrarsi nel centro città durante le ore mattutine per chiacchierare, spesso senza utilizzare correttamente la mascherina.

“Io adesso sono uscito per camminare un po’ e fare delle compere – afferma un uomo che passeggia con la moglie – entrambi abbiamo molta paura di essere contagiati, però non possiamo neanche rinchiuderci in casa senza prendere un po’ d’aria. Il corpo, soprattutto ad una certa età, non può stare fermo una giornata intera”. Interviene la signora: “Da un lato bisogna uscire per fare un po’ di movimento, dall’altro non si può accettare che ancora ci sta gente che si mette a chiacchierare addirittura senza mascherina”.

Riguardo le ultime ordinanze sindacali e le polemiche che ne sono conseguite, ci dice un anziano signore in compagnia della sua vecchia bici: “E’ vero che ci sono stati gli assembramenti da parte dei giovani, li ho visti con i miei occhi: ma non è solo colpa loro, alla fine sono i grandi a dover dare il buon esempio, cosa che spesso non fanno. L’orario del coprifuoco va bene, ma dovrebbe essere lo stesso per tutti”.

Circostanza della quale si parla poco o niente, è quella che si verifica nelle famiglie degli essential workers, dove è necessario che anche i nonni scendano in campo ogni giorno per aiutare figli e nipoti, nonostante le paure ed i concreti pericoli in cui incorrono.

Una signora sulla sessantina incontrata nei pressi di Piazza Spartaco afferma “Io sono pensionata, ma grazie a Dio ho ancora tutte le forze per aiutare la mia famiglia: adesso sto andando a casa di mio figlio perché tra un po’ deve andare a lavorare.  Qualcuno dovrà restare con i bambini o no?  Mia nuora lavora in ospedale e già la paura è tanta ogni giorno... I bambini hanno 7 e 11 anni ma sono molto autonomi: io li sorveglio mentre fanno i compiti e dò una mano in casa. La spesa la faccio la mattina presto perché al supermercato non ci sono molti clienti. Più tardi vado dai miei nipoti, restando sempre a distanza da loro e indossando la mascherina. Non è facile ma è necessario per tutti. La paura di essere contagiati e contagiare gli altri c’è sempre, ma cosa possiamo fare? Sono l’unica che può stare con i bambini”.

Riflettendo su quelle che potrebbero essere le cause dell’aumento di contagi in città, una signora afferma: “Il problema è l’egoismo. Ad esempio, un noto negozio di generi alimentari gestito da una famiglia è rimasto aperto fino alla settimana scorsa, nonostante uno dei familiari fosse risultato positivo al Covid-19. Gli altri hanno continuato a lavorare e ad accogliere i clienti come se nulla fosse. Adesso il negozio è chiuso, forse perché qualcun altro avrà manifestato i sintomi del virus o sarà stato dichiarato positivo... poi si saprà... la verità è che di questi tempi non ci si può fidare di nessuno: chissà quanti clienti sono entrati e usciti da lì negli ultimi giorni. In questo periodo sarebbe meglio se rimanessimo tutti a casa”.

C'è chi usa i social per tenersi informato: “Ogni giorno leggo su Facebook quello che scrivono gli stabiesi. Nell’ultima settimana si è parlato di noi anziani, mentre prima tutte le critiche erano rivolte ai giovani. Secondo me la maggior parte delle persone non comprende cos’è la solitudine. Io passo il tempo principalmente con mia moglie, ma ci sono tante persone che vivono sole e che hanno bisogno di uscire e avere un minimo di contatto umano, anche se a volte sbagliano nel rispettare le regole anti Covid-19: si mettono a chiacchierare o si distraggono camminando con la mascherina mezza calata. È sbagliato ma può succedere e c’è bisogno di maggiore tolleranza”.

“Io sono rimasto vedovo sei anni fa – ci dice un signore che nel frattempo ci ascolta, per poi avvicinarsi – sono consapevole della pericolosità del virus ma non posso stare sempre in casa senza incontrare qualche amico ogni tanto. Sono molto attento ed indosso sempre la mascherina, cosa che non tutti fanno. L’anno scorso sono stato chiuso in casa mesi e mesi senza poter vedere nessuno: non mi sono mai sentito così solo in vita mia. Adesso che ho la possibilità è ovvio per me uscire, anche solo per poco, per incontrare qualcuno”.

Il quadro che emerge è quello di una situazione complessa dove gli anziani, lungi dall’essere i nullafacenti in cerca di “lavori in corso” da osservare, rappresentano invece una fetta di popolazione attiva e dai tanti bisogni, messa oramai tra l’incudine e il martello. Da un lato, i nostri anziani sono presi dal senso di responsabilità e di amore per figli da aiutare o dalla necessità di mantenere un impegno quotidiano per evitare depressione ed emarginazione sociale. Dall’altro, incombe sempre su di loro il terrore delle conseguenze nefaste di una malattia che, in taluni casi, non lascia scampo.

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