Una folla festante di fedeli ha accolto alle 18.30 l'uscita dalla Cattedrale della statua di San Catello, patrono di Castellammare, portata in processione per le strade della città. L'evento si è tenuto dopo le tre sante messe delle 8.30, 10.30 e 12.30 ed è stato preceduto dalla recita dal Rosario. Alla processione, che ogni anno viene ripetuta nella seconda domenica di maggio dopo quella canonica che si tiene in concomitanza con la ricorrenza patronale, hanno partecipato le principali autorità religiose, civili e militari che hanno accompagnato la statua lungo le strade del centro cittadino, effettuando il classico percorso che prevede il transito in via Sarnelli, piazza Principe Umberto, via Santa Maria dell’Orto, via Catello Fusco, via Roma, piazza Spartaco, via Rispoli, corso Vittorio Emanuele, piazza Principe Umberto e via Mazzini, prima del rientro in cattedrale dove l'arcivescovo Mons. Francesco Alfano ha effettuato la solenne concelebrazione. «Dobbiamo cooperare per far rinascere questa città - ha affermato l'arcivescovo durante l'omelia -. Insieme saremo più forti e potremo riportare Castellammare ai fasti del passato». L'evento è stato persino in dubbio in seguito alla proposta choc del parroco della Cattedrale, Don Antonino D'Esposito, il quale aveva ipotizzato la rinuncia alla processione bis auspicando una maggiore collaborazione da parte di tutti per far sì che il rilancio della città potesse passare attraverso un sincero percorso di fede: «Una processione si svolge già a gennaio e forse basta e avanza - affermò Don Antonino durante l'omelia del 10 aprile -. In questa fase probabilmente Castellammare ha bisogno di strutturare una cooperazione fattiva fra cittadini, enti, associazioni e parrocchie per uscire dall'immobilismo e ricominciare a vivere sotto l'egida benedetta del suo santo patrono». Le frasi del parroco suonavano come una garbata provocazione nei confronti delle istituzioni, dato che l'amministrazione comunale non si era ancora occupata dei preparativi dell'evento che avrebbe dovuto svolgersi di lì a poco.