Cronaca
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Castellammare - Fincantieri, prima condanna per gli operai accusati di estorsione

Quattro anni e sei mesi di reclusione per Nicola Tramparulo, giudicato con rito abbreviato.

tempo di lettura: 3 min
di Simone Rocco
10/05/2016 09:05:40
Castellammare - Fincantieri, prima condanna per gli operai accusati di estorsione

E’ arrivata la prima condanna ai danni di un operai Fincantieri coinvolto, con altri tre tra sindacalisti e operai, nell’ambito della vicenda legata alle estorsioni effettuate ai danni delle ditte dell’indotto, in cambio di posti di lavoro. Si tratta di Nicola Tramparulo, al quale i giudici del Tribunale di Torre Annunziata hanno inflitto una pena di quattro anni e sei mesi di reclusione, ridotta rispetto alla richiesta dei pm che era stata di cinque anni e quattro mesi.

Tramparulo è stato giudicato con rito abbreviato, mentre sono stati rinviati a giudizio gli altri cinque imputati del processo (rito ordinario): si tratta di Antonio Vollono, Ferdinando Scarpato, Catello Schettino, Catello Scarpato e Francesco Amoroso. I quattro operati furono arrestati nel giugno 2015, accusati di aver taglieggiato ditte subappaltatrici dell’indotto, legato all’attività industriale di Fincantieri. Un imprenditore in particolare raccontò ai responsabili della Fincantieri le vessazioni a cui era sottoposto da un anno da parte degli imputati i quali, secondo il suo racconto, lo avevano costretto ad assumere personale privo di competenze, tra cui la moglie di uno dei sei finiti nel mirino delle forze dell’ordine. Intercettazioni telefoniche e ambientali hanno documentato le manifestazioni di protesta messe in piedi poi dai sindacalisti per costringere l’impresa a nuove assunzioni e rinnovi contrattuali. Minacce forti, rivolte agli imprenditori vittime delle estorsioni, per chiarire come agivano gli operai e i sindacalisti finiti in carcere. E ancora pestaggi, danneggiamenti e furti delle attrezzature appartenenti alle ditte dell’indotto. Fino ad arrivare a scioperi “pilotati” e finalizzati alla paralisi. Il tutto, in cambio di un posto di lavoro per parenti ed amici. Un’unica strategia, che prevede anche l’organizzazione di manifestazioni di protesta (lungo la statale 145 sorrentina), all’apparenza motivate dal mancato pagamento delle spettanze retributive. Dalle intercettazioni audio – video disposte dai magistrati inoltre, emerge che gli operai “raccomandati” non avevano alcuna esperienza per il tipo di lavoro richiesto. Ma l’inchiesta condotta dalla Procura di Torre porta alla luce anche un grave episodio intimidatorio, corredato da un vero e proprio sequestro di persona. Un imprenditore napoletano vittima delle estorsioni, infatti, fu avvicinato di mattina da quattro persone, che entrarono nella sua automobile costringendolo a dirigersi in una zona deserta. “A Castellammare si fa così, altrimenti ti spariamo”: queste le parole pronunciate da alcuni indagati, accompagnate da violenze fisiche lungo il percorso condiviso con la vittima. Minacce e percosse che, alla fine, convinsero l’imprenditore a piegarsi alla volontà degli estorsori. La storia è andata avanti per circa 12 mesi, fino a quando l’imprenditore decise di confessare tutto ai vertici di Fincantieri.

Da allora, parallelamente al percorso giudiziario, la stessa Fincantieri ha avvito una serrata attività di controllo sul personale, e molti sono stati gli operai dell’indotto a cui è stato impedito l’accesso al cantiere per motivi non meglio specificati.

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